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L'amico e giornalista Stefano Buso mi ha inviato, e lo ringrazio, uno scritto che qui sotto riproduco; si tratta di riflessioni sul dolce licore stese - come in un impeto estemporaneo (ma la scrittura per lui è tutt'altro che estemporanea) - "una sera qualunque, un istante, un pensiero". Gli ho risposto: "Ho letto il pezzo, mi vien da dire "da meditazione": il vino sblocca, provoca, evoca, eleva, apre a dimensioni altre e così via. E' uno scritto in un certo senso teoretico e, per questo, forse troppo "elevato" rispetto al ruolo di servizio del sito. Cerco di capire come utilizzarlo". Lo propongo in questa sezione perché La curiosità è il luogo privilegiato delle suggestioni e provocazioni esterne alla redazione. La lettura del testo mi ha suggerito la scelta dell'immagine della bottiglia vecchia, ma è una mia libera interpretazione: Stefano mi perdoni, potrebbe anche avere bevuto un vino giovane. Il potere dell'immaginazione (Gian Arturo Rota)
Non tutte le cene sono uguali e non parlo solo del menu. La cena è - per certi aspetti - la sintesi della giornata, dei bilanci fugaci. Momento di confronto con i familiari, con le persone che ti amano o ti biasimano. È anche l'attimo in cui assapori un bicchiere di vino con soddisfazione, scrutando tra le sue criptiche sfumature, cercando di intravedere qualcosa che forse non c'è, né ci sarà mai. Amo, come poche cose al mondo, degustare un calice di rosso in compagnia del rumore del fuoco e dei fantasmi del passato. Ricordi, dubbi, pensieri, ossessioni e gioie che il vino aiuta a materializzarsi dal nulla, dagli oblii del tempo. Con poco sforzo, rivivo attimi di vita perduta e oramai rimossa. Uno strano effetto questo; indescrivibile, maledettamente irreale, fortunatamente effimero. Una sorta di diabolica possessione che con le tenebre diventa palpabile. A tratti rievocazione, in altri, stato di vera sublimazione. Spettatore passivo di ricordi ed episodi che oramai niente e nessuno potrà mai mutare. E ancora, ricco e folto campionario di sensazioni mai assaporate! Proprio come quel rosso che ora è immobile davanti a me. Questo è vino che deve essere sicuramente buono se ha questa forza, questa capacità di andare oltre il tempo, gli uomini e il presente. Grazie al calice colmo di "dolce licore", meraviglioso dono di madre Natura, si assaporano due aspetti molto simili ma differenti tra loro: il disprezzo e l'amore. Seguono movimenti mistici, eventi trascendentali e ancora potenza, senso d'immortalità. Alzo la mia coppa al nulla perché oltre il vino c'è l'inizio, quindi vedo ancora vita. Stefano Buso
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