Leggi i testi antichi, forse anche i miei - mi sbagliavo - e ti accorgi dell'insegnamento: i vini debbono essere bevuti in compagnia. Neppure avessi gli occhi - sono pressoché spenti: un barlume: mi consentono di riconoscere, a due palme, il viso degli amici - potrei addirittura considerarlo un privilegio. Sempre l'altro o l'altra da te, pone limiti. Fosse l'amico più caro, o l'amico più vero, o la compagna di sempre, o il figlio elettivo, è di disturbo e non d'aiuto, nel momento mantico - proprio mantico - dell'incontro con un grande bicchiere, bianco o rosso che sia. Solo allora, tu vivo, e lui, appena versato dalla sua prigionia, soli, siamo in grado di entrare l'uno nell'altro senza impedimenti, liberi. Le mie parole non pronunciate, sono degli assoluti imperativi categorici, così come - nel bene o nel male - le sue. Ne sei affascinato - ti piaccia o no - sei sorpreso dai suoi messaggi e subito ti accorgi che pur lui è sorpreso e in grado di moltiplicarli. La via dell'ubriachezza è bloccata - abbiamo capacità di amore - proprio dall'amore suo e mio. Troppo rare le volte in cui "qualcosa" - m'ingiurio per ciò che sto per dire - porti vantaggio. Qualcosa? Una donna o una musica. La donna non ha da essere vista, bensì sognata. Il frutto - così com'è il vino - di lunghe e tuttavia fresche meditazioni; la somma erotica di ciò che è per te, uomo, la donna, dal primo accorgersi, all'ultimo, sempre migliore, anche contro la tua degradazione. Il vino, va da sé, immenso, capace in un sol bicchiere, di raccogliere e portarti suggestioni eteristiche. Oppure la musica. La musica e il vino mi provocano, con diverse e complicate sollecitazioni eteronome, il raggiungimento fisico e spirituale, della perfetta gioia.
Luigi Veronelli
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