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Il Fungo - Quattordicesimo Piano
piazza Pakistan 1, Roma
Tel. 06/5921671
Chiusura: sabato a mezzogiorno e domenica


Singolare l'idea di Pier Luigi Nervi (architetto/ingegnere, una delle glorie nazionali) di immaginare e progettare un fungo quale forma del serbatoio idrico, ancora in funzione e collegato al vicino laghetto artificiale, del quartiere sportivo di Roma, l'Eur.
Alto 50 metri, è imponente, suggestivo (anche per la vista mozzafiato sulla città); visto poi nelle fotografie di fine lavori (seconda metà degli anni 50), addirittura avveniristico e, in qualche misura, inquietante.
Sin dalla nascita, la struttura ha ospitato, all'ultimo piano, un ristorante, il Fungo appunto. La sala occupa metà cerchio (nell'altra metà, stanno cucina e ingresso), è moderna e intima; una cinquantina i coperti, ciascun tavolo è adiacente alle vetrate che, protese verso l'esterno, danno la netta percezione di volare sopra la città.
Primo proprietario è stato nientepopodimeno che il tenore Mario Del Monaco; poi gestioni (e fortune) alterne, sino agli attuali patron che, giunti nel 1997, hanno impostato una linea classico-tradizionale.
Ora, la nuova svolta: immutata la proprietà (i fratelli Reggiani e Andrea Porcacchia), ai fuochi celebra Luciano Lissana, chef d'origini bergamasche, cresciuto nelle cucine di celebri ristoranti (lungo l'elenco) e per qualche anno, cuoco-sperimentatore di Veronelli e al suo fianco nella battagliero percorso in difesa del (vero) olio extra vergine d'oliva; da quest'ultima esperienza, va detto, ovunque Luciano abbia lavorato, ha sempre inserito il menu – un menu degustazione - dell'olio.

Luciano sta mutando la linea del Fungo e ha introdotto, a seguire la sua indole creativa, piatti più di fantasia (anche qualche arditezza, ma una semplicità di fondo), in stretto rapporto con le stagioni e il mercato (se entri in confidenza, e con lui non è difficile, uno spaghetto all'amatriciana non te lo nega!).
Ecco qualche esempio: insalata d'uova di seppia; fegato e fichi con pane tostato (sontuoso); mezzelune di stoccafisso con sformato di polenta di Storo, pomodori secchi e capperi di Sicilia (mi piacerebbe Luciano lo provasse senza l'aggiunta dello sformato); pappardelle al ragù di chianina; toast di rombo; piccola pasticceria. Dal menu dell'olio: crema di cannellini con astice spadellato e pancetta croccante; guancia di vitello stufata con agretto all'aglio; gateau di cioccolato (ma io ricordo anche un sorprendente gelato).
Anche il nome, a onor del vero, è mutato, con l'aggiunta di Quattordicesimo Piano (per chi temesse… ci si arriva in ascensore); a mio avviso corretta, sia per comunicare novità e diversità, sia perché a pian terreno esiste Il Fungo… Piano Zero, bar, wine-bar, happy hour, enogrill (Luciano supervisiona anche qui, con il proposito futuro di proporre, pur in formula più "easy", le sue preparazioni).

Il locale è ancora in rodaggio, ma ho avvertito buon affiatamento tra Luciano, proprietari e collaboratori, condivisione di obiettivi, consapevolezza di essere in un luogo che, per storia, collocazione, socialità e - ovvio – qualità dell'offerta, può riappropriarsi dello spirito da "dolce vita" degli esordi.

Gian Arturo Rota

15 giugno 2007
 
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