Jeremy Parzen è un "blog-writer" statunitense tra i più stimati e seguiti.
Abbiamo scoperto essere un "fan" di Gino Veronelli e scrivere di lui o citarlo.
È entrato in contatto con noi per chiedere chiarimenti su alcuni fatti relativi sia all'uomo sia al professionista; da quel contatto è nata una breve intervista con il nostro direttore
Gian Arturo Rota (nella foto con Luigi Veronelli), che qui vi proponiamo (
qui la trovate in lingua originale).
Oltre a esser stato l'architetto della rinascenza della gastromia italiana, Veronelli era anche editore di poesie e di opere letterarie. Quali sono state le tappe fondamentali della sua carriera da editore? Quali erano i suoi interessi letterari principali?Di poesie era lettore e, in qualche misura, scrittore lui stesso.
Ha iniziato nei primi anni 50 con la pubblicazione di opere di De Sade, Anatole France..., libri di filosofia (il concetto trascendentale di Giovanni Emanuele Bariè) e politica (La questione sociale di Proudhon), libri di gastronomia (Le ghiottornie di Gabriele D'Annunzio, La cucina di Roma di Apicio); alcune riviste: Problemi del Socialismo, Il Pensiero, Il gastronomo; libri di sport.
La prima Veronelli Editore ha chiuso (per scelta di Luigi) nella metà degli anni 60, quando ha preferito dedicarsi esclusivamente al lavoro di giornalista e scrittore.
Interessi letterari: direi tutto (con predilezione per i classici e per il '700 francese), era un uomo molto erudito.
Veronelli era anche molto impegnato politicamente: quali sono stati i momenti più importanti delle sue attività politiche?L'interesse per la politica, nel senso di militanza in un partito, non è durato molto; ha militato negli anni giovanili nel partito socialista quando - amava ripetere dopo lo scandalo di Tangentopoli - i socialisti erano seri (considera che lui ha conosciuto e frequentato Lelio Basso, uno dei fondatori e dei teorici più illustri, che ha scritto anche per la rivista I problemi del socialismo edita da Veronelli).
Due episodi ancora da chiarire: l'occupazione della Stazione di Santo Stefano Belbo e la traduzione di De Sade... In internet si trovano diverse informazioni apocrife e erronee. Quali sono i fatti?19 settembre 1980: Veronelli interviene ad Asti (non a Santo Stefano Belbo) per una manifestazione di viticultori che volevano discutere dei problemi (gravi) della viticoltura astigiana. Lui aveva promesso che avrebbe parlato a difesa dei vignaioli, solo se non fossero intervenuti i politici, secondo lui responsabili di quella situazione; i politici intervennero e dissero le solite ovvietà senza prendersi alcuna responsabilità; i vignaioli, che erano a migliaia in piazza, lo pregarono di fare l'intervento, lui lo fece molto duro e sottolineò che i vignaioli dovevano essere aiutati di più e difendere i loro diritti; nell'entusiasmo, protestarono con forza, salirono sul palco e invitarono i colleghi a occupare le strade principali e la stazione di Asti. Veronelli li appoggiò e più avanti fu accusato e incriminato per il reato di blocco stradale aggravato. 4 anni dopo gli fu concessa l'amnistia.
Il libro di De Sade - Storie, storielle e raccontini/ Illustrazioni di Alberto Manfredi - so che è stato uno degli ultimi (se non l'ultimo) libro bruciato in una piazza. Il rogo fu eseguito per conto della procura di Varese; motivazione: testi e immagini giudicati osceni.
Veronelli assistette al rogo e, in polemica con quella sentenza, applaudì e rise per tutta la durata.
Il professor Ballerini ha dei bellissimi ricordi di una cena a casa dei Veronelli negli anni 60 (una festa organizzata per ringraziare i redattori della Rizzoli). Era un'abitudine di Veronelli dimostrare così tanta generosità nei confronti dei suoi collaboratori?Sì, una bellissima abitudine, era molto generoso e amava far star bene le persone in sua compagnia.