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LO RICORDANO
 
LO RICORDANO  
Caro Gino,
brindo al privilegio d'aver combattuto al tuo fianco tante battaglie per il buon vino; tante ne andrebbero ancor combattute col tuo ardore.
Il vino è il canto della terra verso il cielo, amavi ripetere. Stapperò una bottiglia da te prediletta e alzerò il calice al cielo.
                                                                                            Gigi Brozzoni


La prima volta che ho incontrato Luigi Veronelli è stato nel 2002 a Lecce, durante la presentazione delle Denominazioni Comunali, presso il Palazzo Municipale.
Ricordo ancora il silenzio dell'aula. Una sala consigliare gremita di ospiti e di gente comune che ascoltava parola dopo parola il "maestro", quasi fosse incantata e ipnotizzata dal suo discorso sulle produzioni territoriali, sul valore di manufatto agricolo e artigianale, sull'importanza della certificazione De.Co. Sì proprio le De.Co., la sua straordinaria idea.
Ricordo, come se fosse oggi, i colloqui con lui a Bergamo, nella sua casa. La passione e l'eleganza delle sue forti e radicate convinzioni, com'anche l'impeto dei suoi racconti sui prodotti della terra, sulle storie di contadini e di vecchi amici vignaioli.
Mi ha trasferito una grande forza: l'amore per il suo progetto, le Denominazioni Comunali.

Ti ricordo spesso quando leggo un tuo articolo, un tuo saggio o un tuo libro.
Ti penso spesso in queste giornate autunnali e fredde.
Era il 29 novembre del 2004 quando ci hai lasciati.
Ciao Gino!
                                                                                            Roberto De Donno



Lui, Luigi Veronelli il provocatore, è morto cinque anni fa, lasciando a tutti noi un'eredità pesante di impegni: la Deco, il prezzo sorgente, il kilometro zero. Qualcuno passa, raccoglie e va, come nella quercia carducciana:  il valore si scopre nell'azione, la grandezza del valore si evidenzia nell'assenza.
In questo momento di degrado etico, di caduta del gusto non posso che ricordare i suoi gesti, guasconi a volte, provocatori sempre, eccessivi mai; sempre misurati all'importanza dell'evento, attenti a marcare le sottili differenze che creano valori identitari. Le sue labbra grosse ad assaporare il dettaglio che sfugge ai più, il senso stesso delle cose. Come un nuovo Tiresia capace di vedere lontano, oltre la vista, nel mondo dove vivono le soluzioni.
Non dimentichiamo che questo è stato.
Luigi Veronelli il provocatore è morto in anticipo, ci aveva fatto credere di vivere 103 anni, e ci ha fregati. Noi ci eravamo adagiati nella sua presenza e non ci siamo accorti che era stato non un cronista ma un creatore.
Ha dovuto morire per farcelo capire, perché rileggessimo quello che ha scritto e camminassimo le vigne da lui create. D'altronde ce l'aveva detto: qui bene latet bene vivit c'era scritto all'ingresso della sua casa per cui Luigi Veronelli il provocatore, l'ateo, l'anarchico, beffardamente ride e vive ottimamente.

                                                                                                       Nichi Stefi
 



 
 

 
 
   
 
 
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