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Anche Andrea Grignaffini, amico giornalista, ha scritto un ricordo - affettuoso, riconoscente e lucido insieme - di Gino Veronelli nel quinto anniversario della morte. Lo ha fatto sul numero dicembre09/gennaio10 del mensile Spirito diVino, di cui è Creative Director, nella pagina, importante, del suo controeditoriale. Letto qualche giorno fa, lo riproduco con intima gioia, è un documento ulteriore sulla grandezza visionaria di Gino. Grazie, Andrea. Gian Arturo Rota
Un lustro del terzo millennio è difficilmente percepibile. Lo straniamento con cui si vive la congestione spazio-temporale d'oggigiorno fa perdere riferimenti precisi e capisaldi culturali. Proprio nei giorni di uscita di questo numero di Spirito diVino si contano cinque anni dalla morte di Luigi Veronelli. Per noi anche vent'anni esatti di questa professione quando, dopo tanti abboccamenti epistolari, vincemmo pigrizia e ritrosia per salire le anguste stradine che segnano il perimetro della parte antica e alta di Bergamo. Da quel giorno Veronelli fu per la prima e ultima volta Luigi per diventare come per tutti Gino. Tanti interrogativi da anni riposti nel taccuino evaporarono davanti al suo sguardo profondo, ben oltre una vista mal in arnese. Non ci vedeva, ma in fondo spesso chi vede non vede quello che vede. E lui fuoriclasse del naso svelava gli incanti con gli altri sensi amplificati per poi tradurli in iperboli letterarie da tanti emulate ma da nessuno ripetute. Vent'anni che appaiono molti di più rispetto allo scenario mediatico attuale. Era un mondo diverso e l'universo enogastronomico era fenomeno di nicchia, una sorta di accolita di super-appassionati che leggevano tutto di tutti con voracità ma con meditazione: non era ancora arrivato il momento di internauti, blogger e forumisti, e il gossip se ne stava fuori dal coro. Veronelli era quindi leader maximo tra sorrisi accorpati in abbracci vigorosi e cipiglio guerriero per battaglie senza frontiera. Genio e cultura ben al di fuori dagli schemi preordinati. Tormento di un anarchico tout court per macro-sistemi economico-agricoli, e passione sviscerata per le piccole cose quotidiane in rappresentazione di un ideale più complesso e articolato. Lui raffinatissimo e coltissimo intellettuale riusciva in una dote a dir poco rara. Sapeva parlare con la gente creando feeling immediato con l'interlocutore così da trovare una sintonia perfetta sulle lunghezze d'onda altrui. Così riuscì in un'altra impresa non più ripetuta: creare una scuola e degli allievi fedeli a un maestro che non ha mai voluto esserlo. Restava con i piedi ben piantati a terra, quella che ha amato sopra tutto e che tramite l'opera dell'uomo ha visto prender vita. Il genius loci in perfetta sintonia col genio dell'uomo. Il suo: quello che gli ha permesso visioni prospettiche così strategicamente avanguardiste che diventano ai più visionarie. Arrivando in anticipo tale su argomenti e situazioni che il suo pensiero diventava spiazzante o poco praticabile. Così possiamo cercare di spiegare il fatto che tanti progetti non siano andati in porto nonostante la genialità eversiva del suo progenitore. Così tante sue idee di quasi mezzo secolo fa hanno trovato oggi la loro dimensione più congrua ai giorni d'oggi. Se fossimo stati in un'altra nazione sarebbe un benemerito del nostro Bel (bellissimo per lui) Paese. Così non è stato forse perché in fondo in fondo non gli è mai stato perdonata una colpa: quella di aver avuto ragione in anticipo. E così faceva - e non potrebbe essere stato altrimenti – anche con i vini di cui cercava una degustazione che abbinasse tecnica, scrittura e cuore ma anche senso delle aspettative future. Cosa che nel mondo del vino italiano facciamo ben poco, e ci mettiamo anche noi nel calderone, (tranne il caso di Alvaro Pavan). Tutto sembra finalizzato all'oggi, all'attimo fuggente che in tanti casi diventa… sfuggente. Una metafora della vita attuale dove la proiezione lascia il campo alla mera azione e la strategia alla tattica. Il vino è essenza vitale e ha sempre avuto una capacità straordinaria: resistere al tempo nel peggiore dei casi visto che solitamente tendeva a maturare, se non migliorare negli anni, assumendo nuove sfumature pertinenti all'età. Questa dote motiva fascino e magia irripetibile. Occorrerebbe tenerlo a mente quando lo si produce e lo si degusta. Per ricordare un uomo come il Gino non occorrono solo parole ma anche fatti.
Andrea Grignaffini
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