Veronelli Editore  |  Articoli  | Pubblicazioni  |  Consulta on line  |  Forum  |  News  |  Stanza del Gusto  |  Cerca  |  Contatti  |  
 
 
Home -> Pubblicazioni -> Rivista -> n° 75
febbraio/marzo 2004
-> Grandi vini di Romagna
 
Grandi vini di Romagna
 

 
Editoriale
 
 
Articoli
 
Critical Wine: Il sogno, la poesia, l'amore... il vino
 
Critical wine: Mozione degli affetti
 
Critical wine: Viva Voce
 
Grandi vini di Romagna
 
Josko Sirk e La Subida
 
Josko Gravner. L'emozione della terra
 
Assaggi di grappe e distillati
 
Salento. Vitigni e vini
 
 
 

Ottimi ma ancora pochi i vignaioli di eccellenza

di Daniel Thomases

Mi sono occupato diverse volte negli anni novanta dei vini della Romagna, senza mai avere la sensazione, tuttavia, di occuparmi della Romagna. Dichiarazione che, a prima vista, potrebbe sembrare paradossale, ma non lo è affatto. In questione erano i singoli vini, al massimo le singole aziende, mai la regione intera o magari una sua determinata parte, e rimanevo sempre della convinzione che i risultati, spesso ammirevoli, fossero il frutto delle capacità e dell’impegno dei singoli. D’altronde, le autorità locali, politiche oppure di categoria, fino a recentemente, non avevano mai dato la minima prova di credere nella qualità. Anzi, avveniva esattamente il contrario, e le acide battute della persona meglio informata in materia (parlo ovviamente di Gianfranco Bolognesi): “mentre i toscani creavano il Tignanello, noi inventavamo il Tavernello”, sembravano proprio confermare la giustezza della mia scarsa propensione ad addentrarmi nella materia.

Dedicarmi a scorgere le nuove proposte d’interesse in arrivo, dunque, bastava e avanzava, almeno così credevo, pur essendo sempre fortunato in questa ricerca. Vivevo il vino solo su un piano amatoriale quando, a metà degli anni ottanta, comparvero sul mercato i primi Ronchi di Castelluccio – raggi di luce del tutto inattesi in un contesto di buio pesto – ma ho potuto assaggiare, sin dalla nascita, i vini delle altre aziende che man mano muovevano i primi passi esitanti, e molte di queste realtà produttive hanno dimostrato negli anni che la vocazione sicuramente c’era, mancava soltanto la mentalità vincente. I nomi ormai sono ben noti a tutti: prima la Zerbina, poi La Palazza, La Berta, Giovanna Madonia, la quale mi ha fatto ricredere nella tanto invocata alta vocazione di Bertinoro, quindi San Patrignano, che ha fatto cambiare – mi auguro – le idee a tutti riguardo alle potenzialità di questa parte costiera della regione, e altri ancora. Ma, ripeto, pur riconoscendo la bontà dei singoli assaggi, e pur apprezzando la serietà del lavoro prodigato dalle diverse aziende, mai ho avuto la percezione della “Romagna”, di una regione, una mentalità, una personalità, una direzione comune. Fatto che si può evincere dall’analisi, ancorché superficiale, dei nominativi citati: uno di qua e uno di là, un produttore di Forli, un altro di Faenza, un altro ancora di Brisighella, un’azienda di Bertinoro, un’altra nel riminese ecc. Realtà tutte valide, indubbiamente, ma che apparivano come piccole isolette di professionalità e ambizione in una zona dedita, più che altro, ad ottenere rese gigantesche e prodotti validi, tutt’al più, per la grande distribuzione. E, in verità, talvolta neanche per quella.
Negli ultimi due anni, invece, ho dovuto cambiare idea davanti al proliferare di nuove etichette molto valide e, ancor più, alla sensazione di un movimento generale che finalmente si era aperto un varco nell’indifferenza generale che imperava. Non solo le singole aziende, ma anche i centri di potere sembrano aver capito che non ha senso scannarsi per uno spazio sugli scaffali dei supermercati d’Italia, Europa e USA, e che sarebbe diventata micidiale la concorrenza dei paesi viticoli del Nuovo Mondo, con costi molto più bassi e vini molto più riconoscibili poiché prodotti con le varietà di uve più diffuse in assoluto su scala globale. Siamo solo agli inizi, ma sono convinto che, a partire dal 2005 (il 2004, purtroppo, ci offrirà, in moltissimi casi, i vini del 2002, qui come altrove un’annata cresciuta sotto una cattiva stella) la proposta romagnola sarà molto più ampia e articolata e di qualità ancora più alta. Vale la pena, quindi, dare un’occhiata in anteprima alle case che stanno lavorando meglio e fare qualche considerazione generale sugli avvenimenti in corso.

Prima osservazione: il contributo dei consulenti, sia enologi che agronomi, è stato assolutamente fondamentale nell’ascesa del livello qualitativo, e questo sin dai primi anni in cui è stata proposta qualche bottiglia meritevole. Non si possono certo definire una coincidenza casuale la presenza nella regione di Vittorio Fiore e il deciso salto qualitativo offerto, già negli anni ottanta, dal Castelluccio e dalla Fattoria Zerbina. Come non credo sia stata pura combinazione la nuova qualità dei vini e il fatto, questa volta negli anni novanta, che Franco Bernabei lavorasse alla Palazza, Stefano Chioccioli alla Berta, Attilio Pagli da Giovanna Madonia e Riccardo Cotarella a San Patrignano. Si sente, alle volte, la frase “terra di conquista” per descrivere questo fenomeno ma, se anche fosse vero, non riesco a vederne il lato negativo. Sarebbe un vantaggio per la Romagna se questi professionisti ignorassero del tutto la regione e impiegassero le abilità e l’esperienza nel migliorare i vini di altre parti d’Italia? Basta porre la domanda per avere la risposta.
La Romagna, inutile negarlo, aveva bisogno di una rottura decisiva con le pratiche di prima, e l’arrivo di nuove figure professionali con concetti totalmente diversi, a mio avviso, era la soluzione ideale, se non l’unica. Quando uno di questi professionisti sbarcò in una fattoria nel centro della zona di vocazione storica (preferisco rimanere sul vago qui, e non citerò i nomi), trovò vigne con quattro metri di distanza interfilare. Informò la proprietà circa la necessità di dimezzare questa distanza, piantando un nuovo filare precisamente nel mezzo e portando la densità per ettaro da 2500 a 5000 viti. Ci sarebbe arrivato da solo il proprietario? Ne dubito, dato che prima si era fatto “consigliare” dalle solite figure locali, molte delle quali sembrano sfornate, viene voglia di dire, più da manicomi che da istituti professionali seri. A parità di resa totale, una produzione di un chilo e mezzo di uva per vite dà gli stessi risultati di tre chili per pianta? Solo se in Romagna non vigono le stesse leggi della viticoltura che sono in vigore in ogni altro luogo.

Torna in mente qui l’osservazione di John Maynard Keynes di fronte alle critiche mosse da uomini d’affari alle teorie degli economisti della loro epoca: molti imprenditori di grande successo, egli fece notare, che vanno orgogliosi del loro pragmatismo assoluto, della sfiducia in qualunque tipo di teoria, sono, alla loro insaputa, schiavi delle idee di economisti morti e sepolti, mai letti, ma non per quello meno influenti. Anzi, più influenti per il semplice fatto che le loro teorie erano diventate luoghi comuni, accettati senza il minimo spirito critico. La Romagna, come tutta Italia, aveva già “consulenti” suoi prima dell’arrivo delle nuove leve: coloro che consigliavano rese di 250 quintali di uva per ettaro, vendemmie appena l’uva avesse raggiunto il grado alcolico minimo consentito dal disciplinare della DOC, fermentazioni brevi a temperature basse, legni vecchi, chiarifiche e filtrazioni spinte allo spasimo alla ricerca della “pulizia”, vini parcheggiati in cantina a tempo indeterminato in attesa di miracoli di cui neppure la Vergine Maria sarebbe stata capace. In definitiva, non vedo il cambio della guardia come un pericolo per la Romagna, anche se la proprietà, vale a dire le energie e l’intelligenza umana, assieme agli elementi obiettivi di suolo, microclima, altitudine, esposizione, materia genetica in vigna, tipo di impianto, pratiche colturali e cultura aziendale generale ecc., rimangono e devono rimanere la base di ogni discussione.

Due altri brevi commenti e poi chiudo. Uno dei punti di forza della Romagna, senza ombra di dubbio, è l’alta professionalità dei propri coltivatori: in questa regione si trova una frutticoltura che, quanto a produttività e competenza, ha pochi rivali in Europa. La sfortuna dell’uva, in fin dei conti, è semplicemente quella di essere stata trattata come un qualsiasi altro tipo di frutto, con due uniche esigenze basilari: come produrre di più e come abbassare i costi per ettaro. Ma le capacità e le energie di questa terra, incanalate verso la valorizzazione della qualità, potrebbero benissimo dar luogo ad una viticoltura di vera eccellenza. Inoltre, la regione è rimasta sostanzialmente fedele al Sangiovese, a differenza, ad esempio, della Toscana e della Sicilia, dove l’imperversare di Cabernet, Merlot, Syrah, Petit Verdot, Tannat (e chi più ne ha più ne metta) non sembra conoscere limiti. Ci saranno anche queste varietà, o alcune di esse, pure in Romagna, il Sangiovese non è un’uva ubiquitaria ed è un bene che non vada piantato dove non possa dare risultati soddisfacenti. Ma un ritorno alle origini c’è stato, il consumatore cercherà, soprattutto e sempre di più, cose vere, vini con una storia, radici, carattere e personalità, non prodotti standardizzati e globalizzati. E quindi spero che, alla lunga, il Sangiovese della Romagna, se non necessariamente Sangiovese al 100%, rimanga un vino con la più alta percentuale possibile del vitigno storico della zona. E che i vini “alternativi” siano proprio diversi, magari bordolesi, certo, ma niente affatto quello strano ibrido fra uve autoctone e uve francesi che hanno invaso il mercato e minacciano di minare l’identità del vino italiano, alla lunga l’unica risorsa esclusiva e originale in un mondo commerciale sempre più competitivo e omologato.

Stefano Berti Sangiovese di Romagna Ravaldo 2002

85

Rubino fresco e brillante, media la profondità; naso molto gradevole e molto varietale pure, classiche le sensazioni florali, in primis la mammola, la ciliegia e la marasca e le leggere note minerali; vigoroso, sapido, rinfrescante in bocca, vino chiaramente da bere giovane ma non di eccessiva semplicità, fruttato e continuo, molto pulita la chiusura, energia che sopperisce alle inevitabili difficoltà di struttura in un’annata come il 2002. Altra musica, ovviamente, rispetto all’ottimo Sangiovese di Romagna Calisto 2001, ma accettiamo volentieri prodotti come questo – il mercato ha bisogno di vini da bere, bottiglie che i consumatori vogliono iniziare e finire assieme al pasto.

Calonga Castellione IGT 2000
88
Rosso rubino di buona concentrazione; ampi i profumi di piccoli frutti neri ed erbe dolci, in primis il rosmarino e il timo, leggere e ben fuse le note del rovere, elegante l’impostazione aromatica, discreta la continuità; buona la consistenza in bocca, puliti e varietali i sapori, lungo e continuo lo sviluppo, trama ancora un po’ dura, qualche asciuttezza di tannini, vino con qualche margine di miglioramento, ma la dolcezza e la rotondità del 1999 non ci sono.
Che il 2000 sia un’annata meno felice del 1999 è dimostrato dal fatto che non fu fatta nessuna selezione di Sangiovese, segno di intelligenza e rispetto per il consumatore che, alla lunga, sicuramente sarà ripagato.

Casetto dei Mandorli Sangiovese di Romagna Predappaio di Predappio Vigna del Generale 1999
81

Rubino leggero con evidenti striature mattone; piuttosto avanti al naso con note terziarie, aromi di una certa penetrazione e forza ma, allo stesso tempo, leggermente verdi e acerbi; sapori di una certa intensità e vigore, ma troppo duri e astringenti che asciugano alla chiusura. Vino che, in un certo senso, potrebbe illustrare il “prima”, mentre i due vini seguenti rappresentano il “dopo”: è cambiata tutta l’impostazione enologica, al punto che il cosiddetto vino di base, il Tre Rocche 2002, supera in gradevolezza la selezione del 1999.

Casetto dei Mandorli Sangiovese di Romagna Tre Rocche 2002
85

Rubino vivace e allegro; fragrante al naso, dove spiccano gli aromi freschi, fruttati e minerali, per nulla dissimile dai buoni Chianti d’annata di altri tempi; ciliegia e ribes rosso al palato, sapori che sottolineano la beva, la freschezza e il vigore, ma senza eccessi di semplicità, buona la continuità seppure in un contesto di corpo leggero, sapido e rinfrescante al finale.

Casetto dei Mandorli Riggiano 2001 IGT
88
Rubino di buona consistenza e brillantezza, un altro paio di maniche rispetto al Predappio di Predappio; naso dolce ed espansivo con note di prugna e lampone, qualche sensazione, molto piacevole, di confettura; sapido ma di buona pastosità in bocca, tannini serrati e sentiti che richiederanno un po’ di tempo per arrotondarsi, vino di sostanza e continuità, leggermente indietro nell’evoluzione, ma pulito, fresco e di carattere.

Castelluccio Lunaia 2002
87
Giallo brillante e sostenuto; molto varietale al naso con note agrumate di pompelmo e limone, leggero ed equilibrato il contributo dei profumi più verdi, il fico, la foglia di pomodoro, il peperone; fresco, armonioso e minerale in bocca, molto buono il vigore all’attacco, dolce e persistente la chiusura e il retrogusto, notevole per l’annata 2002.

Castelluccio Ronco del Re 2000
90

Giallo brillante e leggermente dorato, molto consistente la tonalità; profumi molto diversi dal Lunaia, più bordolese nel contributo del frutto più maturo, in primis la pesca e il mandarino, il miele, la vaniglia e la frutta flambé; largo, pastoso e viscoso in bocca, ampio ma fresco, ottimo equilibrio fra la note fresche e dolci, vino di statura internazionale ma con una spiccata personalità propria.

Castelluccio Ronco dei Ciliegi 2000
88

Rubino/granato fresco e solido; profumi di prugna e marasca, molto sentiti il caramello e la moka, elegante il carattere, ma caldo ed espansivo allo stesso tempo; dolce e speziato in bocca, sapori fini, ma di peso e lunghezza di tutto rispetto, trama setosa con tannini di filigrana, fresco e persistente alla chiusura.

Castelluccio Ronco delle Ginestre 2000
90

Rubino scuro e consistente, più concentrato del Ronco dei Ciliegi; aromi che ricalcano quelli dell’altro Sangiovese di punta della casa, ma con più peso e profondità, più sentita pure la tostatura del legno, naso di importante impatto ed espansione; largo e lungo al palato, notevole la concentrazione, ben sostenuto da tannini vellutati e un’estrazione di qualità, dolce, morbido e sensuale alla chiusura.

Castelluccio Massicone IGT 2000
91

Rubino nerastro, cupa la tonalità; caldo e ampio al naso con note di cassis e di erbe dolci assieme alla marasca e alle sensazioni floreali del Sangiovese, catramoso e cioccolatoso allo sviluppo aromatico; bocca di peso e concentrazione, ricchi, ampi e concentrati i sapori, densa e fitta la trama, dolci e importanti le note di frutto e legno pregiato, insieme con le erbe del Cabernet di ottima maturazione, vino complesso e distinto, di bellissima fattura.

Tenuta Diavoletto Mastro Guido 2000
88

Rosso rubino pieno e solido; naso molto speziato, caldo ed espansivo all’apertura, molto buoni la continuità e il peso aromatico; solido, lungo e continuo al palato, frutto dolce, legno ben fuso, buona la densità alla chiusura.
Azienda di cui non so assolutamente nulla, al di là del fatto che si trova a Forlì e che la parte enologica è seguita dal gruppo Matura. Ma questo è un vino di indubbio interesse, e il Baccanale 2002, non recensito qui, si difende adeguatamente in un’annata tutt’altro che positiva.

La Berta Ca’ di Berta 2001
90

Rosso rubino scuro e profondo con ampi riflessi nerastri; profumi di piccoli frutti, in primis il ribes nero, insieme con le altre classiche note di Cabernet di livello, grafite, erbe dolci e catrame, molto espressivi ed espansivi; largo e denso in bocca, estrazione importante e di qualità, molta materia, ben definita e plasmata, morbido, vellutato, potente al finale e retrogusto.

La Berta Infavato 2000
87

Giallo dorato e brillante, lievi riflessi ambrati; molto fragrante al naso, profumi complessi di frutti tropicali, lavanda, erbe e spezie; dolce e di una buona viscosità al palato, ancora fresco e di buona lunghezza, molto sentite le note varietali della Malvasia, manca solo un’ulteriore densità e pienezza per salire di rango.

La Berta Sangiovese di Romagna Olmatello 2001
89

Rubino/granato di spessore e consistenza; naso aperto, dolce e di buona espansione, belle note fruttate in cui spiccano la marasca e il lampone, fuso ed equilibrato il contributo del rovere; lunghi e solidi i sapori, trama fitta e di buona profondità, tannini sostenuti e rotondi, finale lungo e di polso, Sangiovese di classe con prospettive molto buone.

La Palazza Magnificat IGT 1999
89

Rubino/granato scuro, sostenuta la tonalità; aromi di forza, vigore e lunghezza, ribes nero ed erbe dolci in primo piano, molto ben fuso il legno; palato di buona dimensione e profondità, trama densa ed elegante, tannini serrati, non ancora del tutto rotondo, molto fresco, preciso e ben definito al finale e al retrogusto.

La Palazza Sangiovese di Romagna Pruno1999
87

Granato fresco e brillante con ampi riflessi rubino; classici e varietali i profumi in cui si fanno sentire la marasca e la prugna, il tabacco, qualche nota di incenso e vaniglia in chiusura; molto sostenuti i sapori, ancora leggermente dure la tessitura e le sensazioni tattili, ma in via di evoluzione verso maggiore rotondità, acidità che rinfresca e rinvigorisce, lungo e pulito, vino da attendere, ma con buone prospettive di evoluzione positiva. Ho recensito qui solo questi due vini in una gamma pur ampia in quanto: il Graf Noir 1998 mi è sembrato, al momento dell’assaggio, molto chiuso e involuto, quindi non idoneo per una valutazione; Il Tornese 2001 – diversi esemplari – sembrava avere problemi di tappo che chiaramente alteravano profumi e sapori. Ho deciso, quindi, di soprassedere e, eventualmente, di recensire questi vini in un momento più felice. Lascio volentieri ai colleghi il compito e il piacere di stroncare bottiglie non perfette – non fa parte della mia deontologia.

Giovanna Madonia Sangiovese di Romagna Fermavento 2000
90

Rosso rubino fresco e ampio; eleganti gli aromi di marasca e prugna, legno dolce e molto ben fuso, elegante l’impostazione, ma il vigore e la penetrazione non mancano; dolci, setosi e fini i sapori, frutto di bella maturazione, tannini vellutati di appoggio, trama carezzevole, più che adeguata la concentrazione, ma senza eccessi di muscolarità.

Giovanna Madonia Sangiovese di Romagna Ombroso 2000
91

Rubino scuro e profondo; profumi potenti e molto sostenuti, ricco e speziato l’apporto del legno, importanti la forza e continuità dei profumi; ampio, largo e profondo in bocca, concentrato ma dolce e morbido allo stesso tempo, tannini di classe e sostegno, molto peso e vigore alla chiusura, ma senza intaccare minimamente l’eleganza di impostazione e realizzazione.

Giovanna Madonia Albana di Romagna Albana di Romagna Chimera 2001
92

Oro vecchio, leggermente ambrato, tonalità da passito per antonomasia; intenso e dolce al naso con note di albicocca, confettura di fico, caramello e crema pasticcera, bella ed equilibrata la spinta dell’acidità volatile; ricco e viscoso in bocca, molto sentite, di nuovo, le note di confettura e di uva passa, larghi, dolci e di grande consistenza i sapori. Unico concorrente, al momento, allo Scacco Matto di Cristina Gemignani, ma – almeno speriamo – non c’è due senza tre. Ma questi due già indicano la strada da seguire.

Poderi dal Nespoli Borgo dei Guidi IGT 2000
90

Rubino scuro e di buona profondità; caldi e dolci i profumi, più sentiti i frutti a bacca nera rispetto al Nespoli 2001, più intenso e lungo il peso aromatico; molto buoni il volume e la densità al palato, consistenti e strutturati i sapori, fresco e rotondo dall’attacco fino alla chiusura, vino equilibrato e di notevole lunghezza.

Poderi dal Nespoli Il Nespoli IGT 2001
88

Rosso rubino di buona consistenza; piuttosto variegato il naso in cui si fanno sentire la prugna e il ribes rosso, ben appoggiati da note di cannella e sandalo; palato di un certo impatto, ben sostenuta la struttura, sentiti ma non invadenti i tannini, vigore e continuità di buon livello, pulito e di buona persistenza il finale. Azienda che ha sempre avuto il suo posto nel panorama romagnolo, ma, dall’arrivo di Alberto Antonimi e staff in azienda, i vini sono un’altra cosa.

San Patrignano Noi IGT 2001
89

Rosso rubino scuro e sostenuto; dolce e speziato al naso, molto buono il connubio fra la marasca e i frutti piccoli, dolce e seducente l’apporto del rovere; pastosi e consistenti i sapori,.estrazione di qualità con trama vellutata e tannini dolci e levigati, buona la profondità e la continuità in bocca, finale caldo e voluminoso.

San Patrignano Sangiovese di Romagna Aulente 2002
85

Rubino vivace e brillante, media la consistenza; fragrante, floreale e fruttato, aromi allegri ma non semplici; fresco, energico e continuo al palato, vino di buona beva che punta su una gradevolezza senza complessi, molto valido nella propria categoria.

San Patrignano Vintan IGT 2002
88

Giallo brillante e consistente; naso dolce con note di melone e pesca bianca, buon l’apporto dei minerali e le note pepate e di erbe che danno ulteriore complessità; fresco, voluminoso e lungo in bocca, frutto maturo molto ben accompagnato dall’impronta varietale del Sauvignon, erbe dolci e sapori leggermente e giustamente verdi. Il Trebbiano non fa più parte del taglio di questo vino, che ne ha beneficiato.

San Valentino Luna Nuova 2001 IGT
89

Rosso rubino di bella profondità, molto speziati gli aromi con chiare note del frutto a bacca nera, le erbe dolci di Cabernet di buona maturazione, l’incenso e, lieve, la vaniglia, molto penetranti e ben espresse; lungo e sostenuto al palato, felpata la trama, buona la focalizzazione e precisione dei sapori, solo una leggera perdita di peso e consistenza a fine bocca come unico e insignificante neo in un contesto molto positivo. Con la maturazione della vigna, migliorerà sicuramente anche la concentrazione.

San Valentino Sangiovese di Romagna Terra di Covignano
91

Rubino pieno e nerastro, espansivi, caldi e di peso i profumi di marasca, ribes rosso e fumé, superiore la penetrazione e il vigore aromatico, dolci e di importante energia; ampia, vellutata e di bella consistenza la bocca, solida l’architettura, equilibrati i sapori, molto sensuale e vellutata la trama, frutto di superiore dolcezza e concentrazione, molto ben lavorato, forza e finezza in ammirevole connubio, Sangiovese di carattere e razza. San Patrignano poteva essere considerata una realtà a sé, sui generis, per quanto riguardava impostazione e costi, ma la comparsa di una casa di importante livello qualitativo non può che cambiare molte idee sulla vocazione del riminese, ritenuto in passato zona esclusivamente di vini semplici e beverini. Difficile mantenere questo atteggiamento di fronte ad un Sangiovese di Romagna che già gareggia con i migliori della regione. Complimenti al proprietario, che purtroppo non conosco, e a Fabrizio Moltard, artefice di queste due belle bottiglie.

Terragens Sangiovese di Romagna Romio 2001
85

Rubino di media consistenza, buona la freschezza; naso aperto e variegato, ben sentiti la ciliegia, le note floreali e la leggera e gradevole speziatura dei piccoli legni; fresco, vigoroso e persistente in bocca, molto fruttato, altro vino di buona beva ma anche di personalità, setosa e gradevole la trama al finale, pulito e preciso al retrogusto.

Terragens Sangiovese di Romagna Romio Riserva 2001
88

Rosso rubino di buona concentrazione e profondità; aromi più ampi e sostenuti rispetto al Sangiovese di base, più dolce il frutto, dove spicca il lampone, più speziato e vanigliato l’apporto del legno; buona la consistenza e il peso al palato, solida la struttura, sentiti i tannini, ma sempre in un contesto di buona morbidezza, dolci le note di prugna e catrame, sostenuta la chiusura. Qui si tratta di diverse centinaia di migliaia di bottiglie, una selezione a prezzi abbordabili e con numeri molto interessanti per i mercati di oggi.

Terragens Romio IGT 2001
90

Rubino scuro con riflessi nerastri; molto bello il ventaglio al naso con aromi che comprendono la prugna e il lampone, il cacao, la cannella e la mammola, calda e vigorosa l’espansione e la penetrazione; palato di importante dimensione e impatto, solido e voluminoso, molta la materia e molto ben plasmata, potente la chiusura, vino da attendere ma con un notevole futuro davanti.

Tre Monti Colli di Imola Baldo 2001
85

Rosso rubino con riflessi granati; fragrante e fruttato al naso, lieve il contributo del legno, equlibrato e non invasivo, qualche nota di pepe e di peperone che segnala la presenza di Cabernet; sapori di una certa forza e lunghezza, buoni il vigore e la continuità, qualche punta di acidità alla chiusura, trama un po’ dura e tannini troppo percettibili.

Tre Monti Colli di Imola Chardonnay Ciardo IGT 2002
87

Giallo paglierino di buono spessore; naso dolce e ben speziato, presenti e gradevoli le note di vaniglia, cannella e chiodi di garofano insieme alla pesca e alla pescanoce; buoni il volume e la consistenza in bocca, maturo il frutto, dolce il contributo del legno, vino ben equilibrato.

Tre Monti Colli di Imola Bianco Salcerella 2002
86

Giallo paglierino fresco; aromi floreali e minerali, penetranti ed energici, buona la speziatura del rovere; sapido, vigoroso e ragionevolmente lungo al palato, buona sapidità, acidità e note minerali che rinfrescano ed equilibrano il frutto, vino di minore corpo e consistenza dello Chardonnay, ma valido nel suo genere.

Tre Re Montecorallo IGT 2000
88

Rosso rubino di profondità e consistenza, qualche riflesso nerastro; fresco, speziato e dolce al naso, buoni l’impatto e il peso, convincente e variegato il ventaglio che spazia dalla prugna ai piccoli frutti e al legno di qualità; solido e lungo in bocca, sapori di dimensione e concentrazione, qualche tannino ancora da risolvere, fresco e dolce alla chiusura. Bisogna ammettere, anche se ormai non credo più di tanto nei tagli di Sangiovese con Cabernet e Merlot, che questo esemplare è ben fatto ed equilibrato.

Tre Re Sangiovese di Romagna 2002
86

Rubino fresco e brillante; molto fruttati gli aromi, buona la dolcezza, la penetrazione e la lunghezza aromatica; fresco e armonioso al palato, corpo solo medio, ma molto gradevole la trama, con tannini leggeri che aggiungono una certa pastosità e presenza in bocca, vigoroso e rinfrescante al finale, Sangiovese d’annata con qualcosa di più al suo attivo.

Tre Re Sangiovese di Romagna Amarcord d’un Rosso 2000
86

Rubino medio, qualche riflesso granato già in evidenza al bordo; profumi intensi e penetranti, ma con qualche leggero spigolo di acerbità; sapori lunghi ed energici in bocca, piuttosto stretta la trama, però, e asciutti i tannini, finale persistente ma astringente, qualche dubbio sulla futura evoluzione del vino.

Zerbina Albana di Romagna Scacco Matto 2000
90

Giallo dorato molto brillante con riflessi di oro antico; caldi e ampi i profumi di pesca e albicocca, vaniglia, sandalo e chiodi di garofano, nette ed espressive le note nobili della botrytis cinerea; dolci e voluminosi i sapori, molto pastosi ma anche freschi, continuo e complesso lo sviluppo, grande armonia alla chiusura e al retrogusto, ammirevole l’equilibrio fra il frutto e la muffa nobile. Lo Scacco Matto 1998, almeno nella mia memoria, aveva una quantità più importante di zuccheri residui e quindi, complessivamente, una leggera superiorità a questo ottimo vino. Ma non cerchiamo il pelo nell’uovo.

Zerbina Marzieno 2001
90

Rubino nerastro e brillante; naso ampio, caldo e alcolico, molto ben espresse le note di ribes nero e lampone, elegante l’apporto del legno; dolce e concentrato il palato, avvolgenti le sensazioni tattili, molto presenti cassis e grafite, morbida la trama e levigati i tannini, vino completo e continuo, di fattura impeccabile. Temo di aver sottovalutato questo vino nell’edizione attuale dei “Vini di Veronelli”, errore che attribuisco alle fatiche estive e al numero ormai eccessivo di vini italiani in cui il Cabernet entra nel taglio. Fossero tutti così però...

Zerbina Sangiovese di Romagna Torre di Ceparano 2001
88

Rosso rubino di buona consistenza e leggeri riflessi granati; naso di buona penetrazione ed espansione, dolce le note del legno, espressivi il frutto e le note di mammola e tabacco; buona la consistenza e profondità al palato, sapori ancora un po’ chiusi e con qualche spigolo tannico ancora da arrotondare, molto vigore ed energia al finale e al retrogusto. La casa ritiene questa selezione superiore e quella del Vigna Querce, ma l’eleganza e fragranza di quest’ultimo mi impressionano di più al momento. Ma può darsi benissimo che, alla lunga, il Torre di Ceparella si dimostri il migliore fra i due.

Zerbina Sangiovese di Romagna Vigna Querce 2001
89

Rubino granato fresco e brillante; profumi suadenti e seducenti in cui spiccano la ciliegia e la marasca, la mammola e l’iris, l’incenso e, molto lieve, la vaniglia, superiore l’eleganza e finezza aromatica; peso medio al palato, ma di grande garbo ed equilibrio, levigata, sensuale e setosa la trama, ammirevole la freschezza, preciso, pulito e lungo, di gran classe.

Zerbina Sangiovese di Romagna Pietramora 2000
88

Rubino/granato brillante e solido; naso di importante impatto, buone le note fruttate seppur leggermente meno dolci dei Sangiovese del 2001, rovere, come sempre, dosato con grande giudizio; solido, sostenuto e di buona profondità in bocca, ancora un po’ dure le sensazioni tattili, meno rotondo e continuo al finale dove si sente qualche tannino leggermente asciutto, un successo per l’annata ma meno completo dei vini del 2001.

 
   
 
 
Versione stampabile
 
  Utente

Password
 



   
 
 
Veronelli Editore s.r.l. - Via Gandhi 1, 24048 Curnasco di Treviolo (BG) - tel. 035 6226133 - fax 035 693771
www.veronelli.com - info@luigiveronelli.it - P.IVA 01923730160