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Home -> Pubblicazioni -> Rivista -> n° 79
ottobre/novembre 2004
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Le intimità dell'olio/12
 

 
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Blues dell'albero e oli di Calabria

di Fernando Pardini

Ieri ho abbracciato un albero. Veramente. Non ci sono giochi di parole, e neanche sottintesi. Intendo abbracciato abbracciato, come si abbraccia, a volte, una donna. Ce l'ho fatta. E sono stato bene. Non credevo potesse darmi tanta forza, dopo giorni e giorni di pensieri, e di blues. Invece...
Lì per lì, quando gli affetti mi hanno detto: " prova ad abbracciare l'albero!" ho balbettato, rinunciandovi. Avvertivo una sorta di pudicizia, o di vergogna, nel liberare quel gesto. Forse temevo il ridicolo nel lasciarmi andare ad allargar le braccia intorno ad un tronco ed ad accostarvi, con l'orecchio, il capo. Neanche fossi un bambino! Eppure, a ben vedere, nessun respiro d'umano a vista d'occhio, tranne il nostro. A far da sfondo, un blu crepuscolare e fitto, di quei blu che solo le montagne, sopra di loro, posseggono. La luce delle stelle, da tanta luce, quasi parlante. Ed io, lì in mezzo, che non mi sentivo pronto. D'altronde avevo ancora in testa i pensieri, o i blues se volete. Erano giorni che mi accompagnavano. Ce l'avevano quasi fatta a rendermi indolente, insoddisfatto. Vedevo le cose andare tutte in un verso. Non quello auspicato, naturalmente. Vedevo pesci grandi mangiare pesci piccoli, senza sosta, e senza il conforto di una legge naturale a governo, solo per sopraffazione o, a volte, indifferenza.
Sentivo i miei pensieri campagnoli capovolti, storpiati, resi inutili dai fatti. Nessuno più ad ascoltare. E i vini innaturali prevalere, e le campagne abbandonare, e gli oli chimici imperare.
Poi però ho sfidato il ridicolo, e ci ho provato. Mi ricordo di aver chiuso gli occhi nell'atto di abbracciarlo. Solo più tardi ho realizzato che non era a causa dello sforzo di allungare le braccia che li ho chiusi, no, era per il timore di non meritarlo quell'abbraccio.
Però, con mia sorpresa, non sono stato respinto. Me ne sono accorto quasi subito, da quando la rigidità del fusto mi è parsa rilassarsi e le sue forme plasmarsi con le mie. Da quando poi un tepore intenso ed amico mi ha pervaso ed un bbzzzz lontano ma profondo mi ha fatto capire che qualcosa fluiva nelle "vene" di quell'albero. Poi ancora, quel profumo di buono dalla sua corteccia. Naturale fosse cosa viva. Poi qualcosa in me è cambiato, raddrizzandomi i pensieri.
Un abbraccio indimenticabile. Di un albero. Non mi interessa la specie d'appartenenza. In un posto così, con una natura così, con un silenzio così, con un albero così, cosa andavo cercando che non fosse già lì?
Il giorno dopo, al risveglio, con rinnovata tranquillità ho aspettato. Da qualche parte sarebbero arrivate. Ne ero certo. Loro, non si sono fatte troppo desiderare. Erano le voci gaudenti degli oli miei calabresi. Non ho dovuto sforzarmi più di tanto come per meritare l'amicizia di quell'albero; è stato sufficiente ascoltarle e riportare su carta, in silenzio, quello che mi stavano dicendo.
Eh sì, la vita, quando vissuta e gustata, è davvero incredibile.

Lo Spezzanese 2003 di Arcaverde (Cerchiara di Calabria - tel. 030.3760312), da cultivar omonima, mi ha modulato in maniera sentimentale aromi dolci, seducenti e "caldi" di nocciola e mandorla con sottofondi più aerei d'erba fresca e roccia; una bocca ben tessuta la sua, soffice, tenera, succosa, dal finale di mandorla, il piccante accennato e l'amaro integrato. Nei ricordi conservo ancora un'idea di volume e morbidezza che mi piace, così come le elettive note di cacao e la scia di carciofo.

La Carolea 2003 dei F.lli Fazari (Olearia San Giorgio, San Giorgio Morgeto (RC) - tel.0966.940569) ha assunto fin da subito un profilo aromatico verde e sbarazzino, svolazzante e dinamico, con note di timo, rosmarino, macchia ed infiorescenze di primavera a circuire. La bocca era dolce ed accogliente, di grande souplesse e garbo, docile e bella, senza punte di amaro, solo erba fresca nel finale e un ricordo di foglia di pomodoro. Nel frattempo, sul fondo della gola, saliva piacevole una sensazione piccante, a vivacizzare un incontro.

La Carolea 2003 di Luigi Vulcano (Mirto-Crosia- tel. 0983-42076 - www.aziendavulcano.it) invece aveva un naso largo, indeciso sul da farsi lì per lì. Voleva aria. Dentro vi ho scoperto un'anima verde, fresca, mentolata e pure qualche screziatura selvatica, iodio e idrocarburi. Si trattava di un olio forte e viscerale, con una interiorità piccante più accentuata del solito. Un'accoglienza non troppo affettata la sua, bensì un proporsi umorale, severo, senza smancerie ad effetto. Qualche rusticità di troppo pervadeva il graffiante finale.

Donnavascia di Calabria 2003 di Acconia Antica (Curinga (CZ) - tel. 0968.78057 - acconiaantica@tin.it) è una carolea che mi ha accolto con un giallo tendente volentieri al verde più puro ed un naso intenso d'erba fresca, mela e minerale, netto, preciso, rotondo così come precisa era la sua articolazione al gusto, lei così compatta. Un filo di amaritudine e una penetrante nota pepata ne hanno accompagnato il generoso finale, dopo che ne avevo apprezzato la discreta polpa, grassoccia eppur dinamica.

Il Favarello 2003, ovvero l'altra selezione di carolea propostami da Acconia Antica, oltre ad essere un Lametia dop possedeva un colore ed un impatto aromatico sostanzialmente simili al Donnavascia, se vuoi più sfumato e gentile nel porgersi e nel farti intuire le delicate fragranze floreali di cui si infondeva. In bocca però era dotato di una progressione nettamente più tesa e viperina del fratello ( o forse sorella?), e non si distingueva certo per grasse accoglienze bensì per il suo filar diritto, nudo e segaligno. In quella bella nudità ne ho colto appieno lo slancio finale, scandito da un preciso bilanciamento tra aromi amaricanti - ricordo chiara la mandorla - e piccanti estroversioni.

Dall'areale di Gioia Tauro infine, è arrivato L'Ottobratico 2003, da cultivar - appunto- ottobratica, ancora dai F.lli Fazari. Il suo naso pieno e intenso (solo un pelo oleico) intriso degli umori di mela matura, cardo e miele subito mi ha confuso. Perché cangiante e perché vi sentivo perfino la ginestra ed il minerale, quasi fosse una bella ribolla ( pensa un po' dove vola il pensiero!). All'assaggio mi ha regalato una bocca succosa, tenera, soffice, modulata, candida e mediterranea, ed un finale senza asperità, cremoso e gentile, increspato da una leggibile, cantilenante speziatura, con la quale - carezzando - mi ha salutato.

Assaggi effettuati nel mese di agosto 2004

 
   
 
 
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