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Home -> Pubblicazioni -> Rivista -> n° 80
dicembre 2004/gennaio 2005
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Idee concrete per il presente
 

 
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Prezzo Sorgente e Denominazione Comunale

di Pino Tripodi e Sergio Cusani (Banca della Solidarietà)

IL PREZZO SORGENTE

Questi sul Prezzo sorgente e sulle Denominazioni Comunali sono i primi di una serie di articoli nei quali la Banca della Solidarietà presenta delle proposte economiche a carattere internazionale. I prossimi previsti riguarderanno i Banchi Comunali di Mutuo Soccorso; l’Autocertificazione, il Credito Autoprodotto al Consumo.

Cos’è
Chiamiamo Prezzo Sorgente il primo prezzo delle merci, quello al quale i produttori vendono i propri prodotti. Concretamente, se un litro di latte costa al supermercato 1,50 euro e il produttore lo ha venduto a 0,33 euro, il Prezzo Sorgente è 0,33, il prezzo finale 1,50. La nostra proposta prevede che il Prezzo Sorgente sia indicato chiaramente sulle etichette di ogni prodotto. È un’idea semplice, universale, facilmente applicabile; renderebbe perfettamente visibile i ricarichi mostruosi che avvengono nella più o meno lunga filiera distributiva e commerciale delle merci. Attualmente il consumatore conosce soltanto il prezzo finale dei prodotti, quello che deve pagare all’ultimo venditore della catena. Col Prezzo Sorgente ogni consumatore conoscerebbe anche il prezzo d’origine. Il prezzo finale delle merci, mentre esprime il costo che il consumatore deve sopportare, occulta tutto il sistema delle relazioni sociali di cui il prodotto è portatore. La massima tracciabilità dei prodotti e dei prezzi, di cui il Prezzo Sorgente rappresenta il cardine principale, permette invece di chiarire il complesso sistema di relazioni sociali e ambientali che si esprime nella merce. Nel prezzo finale si attua e si coglie il sistema della rappresentazione simbolica delle merci, nel Prezzo Sorgente si esprime il sistema materiale delle relazioni sociali.

Come nasce
L’idea del Prezzo Sorgente nasce nel corso della preparazione della Fiera dei Particolari tenuta al Leoncavallo nel dicembre 2003 e organizzata, oltre che dal Centro Sociale milanese, da DeriveApprodi, dal collettivo informale di Terra e Libertà/Criticalwine e da Radio Onda d’Urto di Brescia. Inizialmente, la proposta del Prezzo Sorgente ha avuto un’accoglienza timida e contrastata, in seguito ha incassato l’adesione entusiasta di Luigi Veronelli tanto da diventare una delle proposte principali del movimento di nuova contadinità da lui promosso (per approfondimenti, Terra e libertà/Criticalwine, ed. DeriveApprodi 2004).
La proposta del Prezzo Sorgente viene praticata durante ogni manifestazione di Terra e Libertà/Criticalwine. Dalla prossima vendemmia il Prezzo Sorgente sarà espresso in etichetta nelle bottiglie dei loro vini dai vignaioli che aderiscono al movimento. Da quel momento, enoteche, ristoranti o altri punti di commercio dovranno misurarsi con questa realtà. I ristoranti, infatti, tendono, per attirare la clientela, a presentare prezzi modici per i cibi rivalendosi poi sulle bevande e soprattutto sul vino per i guadagni finali. Nei ristoranti il vino viene aumentato mediamente di tre-quattro volte rispetto al Prezzo Sorgente, ma non è difficile imbattersi in situazioni in cui i ricarichi sono anche molto superiori e totalmente ingiustificati.

Come si applica
Con il Prezzo Sorgente non si intende in alcun modo praticare un’economia del prezzo finale imposto. Il Prezzo Sorgente non entra nel merito della quantità dei ricarichi praticati dai commercianti né dei guadagni pretesi dal produttore. Il prezzo finale delle merci può e deve rimanere libero. L’importante è che il Prezzo Sorgente venga espresso chiaramente e visibilmente nell’etichetta di ogni merce.
L’adesione al Prezzo Sorgente è giusto che rimanga volontaria. Siamo contrari all’imposizione per legge dei prezzi. Nell’agosto 1999 ci hanno tentato con scarso successo in Francia su proposta del governo. Il ministro dell’agricoltura francese non sapeva come calmierare i prezzi e ha imposto giusto per qualche giorno, il tempo di farsi un po’ di pubblicità, il double affichage, il doppio prezzo, quello d’origine e quello finale, su pochi prodotti ortofrutticoli. Il carattere limitato, estemporaneo e demagogico del double affichage ne ha decretato l’insuccesso. Il Prezzo Sorgente diversamente dal double affichage: ha carattere volontario e non imposto; nasce dall’iniziativa di un movimento, non dalle stanze di un governo; è una critica pratica delle modalità di appropriazione della ricchezza, non una denuncia populista ad usum delphini.
Pur sviluppato nell’ambiente vitivinicolo, il Prezzo Sorgente può avere applicazione universale e internazionale, riguarda tutte le merci e ogni luogo del pianeta.

I presupposti teorici
L’economia internazionale preferisce cercare fatuo ossigeno nelle guerre anziché affrontare i nodi strutturali della sua impasse. Uno di questi è la crisi di fiducia dei proletari-consumatori i quali a fronte di salari e stipendi fermi assistono impotenti alla modalità di appropriazione della ricchezza fortemente squilibrata e iniqua. Nei prezzi finali delle merci si sostanzia il dominio del circuito distributivo-commerciale rispetto a quello produttivo. Tra produttori e consumatori è avvenuto un significativo ribaltamento di posizioni. Nella realtà contemporanea consumare è gia produrre. All’espropiazione dei saperi dei produttori, storicamente determinata dal procedere dell’industrializzazione, si affianca l’idiotizzazione dei consumatori del mercato contemporaneo. Eppure, i saperi che richiede la semplice facoltà del consumare diventano inversamente proporzionali a quelli del classico produrre. Mentre i saperi del produttore si assottigliano, quelli del consumatore si estendono. Più che irreggimentare i produttori il circuito industriale deve ammansire i consumatori. Nell’idolatria del consumo si esprime la più importante dittatura dell’economia contemporanea. Una dittatura nella quale 1) I produttori e i consumatori sono comunemente immiseriti. 2) I giganti dell'industria non producono più le merci, si limitano a imporre i loro disegni, il loro standard, i loro prezzi. 3) Concentrano, però, la loro massima attenzione sulla rete di distribuzione e di vendita perché quello è il luogo di massimizzazione dei profitti, di concentrazione della ricchezza, della produzione effettiva del gigantismo industriale. 4) Nell’infinita produzioni d'immagini, la figura tipica del proletario industriale è quello del consumatore, il quale deve essere istruito, educato, manipolato all'idiozia folle del prodotto privo di produttori, del cibo privo di gusto, del sapere privo di cultura, del vino senza uva.

I possibili esiti
Con il Prezzo Sorgente si intende contrastare questa deriva favorendo un circuito di consumo non alieno da quello di produzione. Consumatori e produttori sarebbero incentivati a formare una filiera di coproduzione (consumo-produzione) che riduca la catena commerciale, favorisca il rapporto diretto, renda visibile le relazioni sociali e ambientali che si celano nel prezzo, crei un'altra filiera della tracciabilità totale dei prodotti e dei prezzi.
Il Prezzo Sorgente sarebbe uno strumento efficacissimo per mettere in rilievo i rapporti di appropriazione e di distribuzione della ricchezza, renderebbe giustizia del lavoro dei produttori, dei ricatti che subiscono quotidianamente ed eviterebbe anche le piccole furberie a cui devono ricorrere per sopravvivere. Un'informazione semplice, visibile, che espliciti ciò che tutti sanno e cioè che nell'attuale modalità di relazioni sociali nelle filiere commerciali si esprime un potere immenso di appropriazione indebita. Con il Prezzo Sorgente il prezzo finale delle merci si abbatterebbe per diverse ragioni: A) Il consumatore sarebbe motivato ad acquistare direttamente dal produttore; B) Si ridurrebbe la catena commerciale delle merci; C) Sarebbe più complicato, poniamo, vendere una merce a 10 euro sapendo che il primo compratore l’ha acquistata a un euro.

LA DE.CO. - DENOMINAZIONE COMUNALE

I Comuni, e ancor più i cittadini italiani sui quali pesano direttamente i recenti tagli alle entrate locali, vanno comprendendo cosa sono il federalismo e le autonomie locali propugnate dalla politica nazionale. Eppure, le idee realmente autonomistiche, quelle in grado di dare priorità ai rapporti di produzione territoriale, all’equilibrio delle relazioni sociali e ambientali, alla valorizzare delle risorse e delle vocazioni locali, non mancano. Una di queste, le Denominazione Comunale (De.Co.) si deve al genio anarchico di Luigi Veronelli, filosofo della terra, al quale va il merito del concreto impegno di tutta una vita a difesa dell’agricoltura contadina. Concepite già negli anni Cinquanta per i vini, le Denominazioni Comunali divengono un progetto concreto nel 1998 quando Veronelli intuisce che con un’operazione di vero e proprio détournement si possono controvertire tutte le vuote proposizioni della politica di questo Paese sulle autonomie locali e sul federalismo attraverso la sovversione semplice ed efficace delle regole che presiedono alla produzione agricola, e non solo. Le Denominazioni Comunali infatti contemplano che i Comuni, attraverso una semplice delibera, certifichino l’origine dei prodotti.

Leggi e ritirata della politica
Le De.Co. sono in sintonia, oltre che con il buon senso, anche con l’art. 3 del T.U. delle leggi sulle Autonomie Locali, approvato con D. L. n. 267 del 18.08.2000, e addirittura con una Legge Costituzionale, la n. 3 del 18 Ottobre 2001. Per deliberare in tema di agricoltura, dunque, i Comuni hanno già gli strumenti legali e Costituzionali. Le leggi in questione, malgrado i legislatori, anche se non istituiscono le Denominazioni Comunali, comunque le rendono possibili.
Tra possibilità e istituzionalità delle Denominazioni Comunali, non a caso, dal 1999 si è aperta una battaglia non ancora conclusa in cui si configurano due campi avversi. Il primo che, al riparo dei male interpretati regolamenti comunitari e soprattutto dei grandi interessi degli industriali dell’agricoltura, tende ad affossare le De.Co., il secondo si esprime a loro favore con un movimento composito che comprende amministratori locali e variegati collettivi, non ultimo quello di Terra e Libertà/Criticalwine.
Con la proposta di Veronelli si sono dichiarati inizialmente d’accordo molti uomini politici di diversi schieramenti. Vi è stata anche l’iniziale entusiastica adesione dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani - ANCI - che ha organizzato a Verona nel febbraio 1999 il primo convegno sull’argomento. Da quel momento però si è assistito a una rapida ritirata della politica, a destra come a sinistra, che mal sopporta l’idea di non governare, piegandoli a proprio uso e consumo, i processi di produzione in agricoltura. Di contro, vi è crescente movimento da parte di più di duecento comuni italiani. La prima delibera De.Co. è stata presa dal comune di Castegnato (BS) il 15 giugno 2002 grazie all’impegno dell’assessore Riccardo Lagorio.

Culto del prodotto tipico e le De.Co.
Tutti i tentativi di affossare le De.Co. si basano su una presunta illegittimità derivante dall’esistenza di altri marchi riconosciuti dalla UE come Dop e Doc. Ma le De.Co. certificano l’origine dei prodotti, non rappresentano affatto un marchio di qualità. Al di là dei pretesti legali il problema è politico: riguarda i rapporti tra amministrazioni locali e processi produttivi territoriali. In proposito, le De.Co. sono diametralmente opposte al culto del prodotto tipico.
Infatti, le De.Co. prevedono che la produzione, e la provenienza della relativa materia prima di ogni singolo territorio, sia certificata dall’amministrazione comunale; sono un potente fattore di decentralizzazione dei poteri sull’economia; permettono la localizzazione e la visibilità delle responsabilità relative ai rapporti di produzione, alla qualità e ai prezzi dei prodotti; sono una proposta semplice, priva di costi e universale. Il prodotto tipico, invece, è una pura operazione di marketing che all’ombra dei regolamenti, dei riconoscimenti e dei finanziamenti europei, serve per promuovere qualche prodotto locale dell’industria agroalimentare per inserirlo nella rete commerciale nazionale e internazionale; è una forma della mediazione politica che tenta di subordinare a interessi industriali tradizioni locali reinventate ad hoc.

Il Comune come impresa prima
La pratica delle Denominazioni Comunali consentirebbe, qualora fosse conseguentemente e coerentemente realizzata, una grande innovazione sul piano amministrativo. Ovviamente, anche nelle possibili applicazioni delle De.Co. ci sono luci e ombre. Occorre sempre aver presente che, in un processo alchemico invertito, tutto l’oro che si mischia con la mediazione politica è sempre a rischio di trasformarsi in piombo. Pur tuttavia, lungi dal rimanere un luogo di mero contenitore di attività che si svolgono nel proprio spazio limitato, le Amministrazioni locali che adottano le De.Co. si assumono la responsabilità di garanti dell’origine e delle modalità di produzione del proprio territorio senza nulla togliere alla possibilità di costituire consorzi De.Co. per aree più estese, intercomunali.
Ciò consentirebbe alle Amministrazioni Comunali di svolgere un doppio ruolo di tutela e di promozione: di tutela per le aziende che operano sul territorio e che autocertificano i propri prodotti, di promozione delle risorse sociali e territoriali intese come beni primari.
Con le De.Co. il rapporto tra produzione e territorio può esprimersi in modo fecondo ed equilibrato, scongiurando e invertendo i disastri avvenuti praticamente ovunque con la pretesa di uno sviluppo indotto dall’intervento di attività produttive aliene.
Quante Amministrazioni locali, col miraggio di un rapido sviluppo industriale, hanno favorito l’allocazione nel proprio spazio di attività imprenditoriali alla ricerca quasi unicamente di bassi salari? Quante imprese nella scelta di localizzazione hanno puntato sull’assoluta mancanza di vincoli ambientali o su un loro disatteso controllo di compatibilità?
Generalmente tale miope scelta ha impoverito le risorse sociali, non ha portato la ricchezza sperata e ha ferito, quando non ha addirittura distrutto, un’enorme quantità di ambienti. Questa deriva di desertificazione socioambientale può essere contrastata dalle De.Co. che consentono alle Amministrazioni locali più responsabili e sensibili di fare scelte diverse e di chiarire che i modelli produttivi che feriscono o distruggono ambienti e società, non possono che depauperare irrimediabilmente, nel tempo, le risorse territoriali. Al contrario, le De.Co. possono favorire e promuovere un sistema d’impresa che abbia nel legame sociale e nello sviluppo delle vocazioni ambientali e territoriali i propri cardini. Nel progetto De.Co. la prima di queste imprese deve è Comune.

Le De.Co. e il Prezzo Sorgente
Affinché ciò avvenga, e per ovviare a tutti i localismi di maniera o d’élite che le De.Co. hanno incontrato sulla loro strada, d’accordo con Veronelli, abbiamo proposto, come Banca della solidarietà:
1) la certificazione comunale di tutta la filiera produttiva De.Co.;
2) l’estensione delle De.Co. a tutti i campi della produzione. In tal modo può essere garantita efficacemente l’origine territoriale dei prodotti. La filiera produttiva, infatti, va seguita dall’inizio alla fine, dal trattamento dei terreni alle modalità di distribuzione e consumo. Ciò è fondamentale non solo per garantire in ogni passaggio la tracciabilità della qualità dei prodotti, ma anche per ricostruire un rapporto di fiducia tra le produzioni De.Co. e l’universo dei consumatori;
3) la massima tracciabilità dei prezzi a Denominazione Comunale.

Alle De.Co. occorre affiancare l’altra proposta cardine del Prezzo Sorgente.
Se in ogni prodotto De.Co. fosse indicato il Prezzo Sorgente - cioè il prezzo originario al quale il produttore vende il proprio prodotto - sarebbero realizzate profonde innovazioni che porterebbero notevoli vantaggi in campo economico, sociale e ambientale, svelando la filiera commerciale che moltiplica i prezzi al consumo.
Con la massima tracciabilità dei prodotti e dei prezzi, le De.Co. acquisirebbero anche un enorme vantaggio competitivo e una maggiore facilità di commercializzazione, perché garantiti immediatamente riconoscibili in ogni loro aspetto.

 
   
 
 
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