Breve incontro con Bartolo Mascarello e il Suo Vino
di Maurizio “Muro” Murari
“…/Siamo i ribelli della montagna/viviam di stenti e di patimenti/ma quella fede che ci accompagna/ci porta il sole dell’avvenir/…” .
Canto partigiano
Si vince ormai solo in sogni straordinari…a volte, da svegli, faticoso pure il raggiungimento dell’agognato pareggio.
Per mia fortuna non m’arrendo e mi indigno e incazzo ancora con chi – ad esempio – verga e ostenta simboli di mussoliniana memoria, vagheggia mondi nuovi violentando vite e pensieri.
Figlia di chissà quale cultura l’ignoranza procede e saccheggia vorace, presunte acquisite credenze.
E allora a notte, mi immagino su questa o quella montagna, imbracciando sicuro il mitra mentre impavido affronto la canaglia nazi-fascista.
Ricordo distinto – metà anni settanta – bambino già allenato dai genitori alla parola partigiani, emozionato di fronte al piccolo schermo, certo allora più libero, dalle gesta della “Veloce Bariselli” piuttosto che dall’eroico ardire di “Milano”, “Elso”, “Erik”, “Freccia”, “Stop” e “Topolino”! Loro, con altri, protagonisti di scordata produzione televisiva del tempo: “Guerriglia nell’Ossola” quaranta giorni di libertà nel Nord dell’Italia fascista del ’44.
Mi esaltano a 12 anni i silenzi del montanaro che tace ai tiranni la presenza delle formazioni partigiane, il medico che di nascosto cura le ferite dei combattenti; l’omertà di un paese intero che nasconde ai rastrellamenti intere brigate ribelli. Solo più tardi negli anni capirò, alla faccia di tutti i revisionismi che l’azion d’armi e le reticenze sopra descritte altro non erano che guerra di popolo. E mentre scrivo qualche lacrima bagna il foglio, quella che al tempo non seppi versare, ma che riuscii a cogliere per quanto mascherata sugli occhi degli schierati genitori.
L’emozione di allora la riprovo molti anni dopo al cospetto di uno dei più grandi vignaioli italiani. Bartolo Mascarello grande vecchio “poeta della terra” costretto su sedia a rotelle che, incredula, riesce ad imprigionare esclusivamente il suo corpo, certo non la sua presente memoria e la lucida visione dell’attuale.
Il suo pensiero, preda dell’incalzare linguistico miscela i propri ricordi partigiani – sì lui lo fu in terra di Langa – ai saperi enoici fino a quando uno nell’altro inscindibili per spessore e importanza.
I libri dietro la sua minuta grande figura denunciano la propria decisa formazione ideologica che non voglio però macchiare con affissioni di inutili etichette che non potrebbero “dichiarare” la caleidoscopica vulcanicità del personaggio.
Certa per lui l’inevitabile deriva a cui siamo destinati, quasi quanto testardo fu il suo imporre il “non cambiamento” nella produzione dei propri Barolo.
Alla vecchia si dice dei suoi vini, quelli che, come lui con le idee, hanno quasi integralmente rifiutato le nuove filosofie produttive ed hanno continuato ad imporsi ai palati più esigenti per la propria personalità, figlia sì di concentrazioni non esagerate ma di un “marchio di fabbrica” riconoscibile almeno quanto l’iroso antifascismo del Bartolo.
Racconto a voi certo invidiosi di un’esperienza unica. Consigliato da Teresa, figlia della stessa rabbia, ragazza rubata all’insegnamento per buttare il proprio sapere tra le vigne e le botti di proprietà, prendiamo un “magnum” di Barolo del 1964.
Dopo mesi a casa stappo e bevo con loro, i migliori compagni, quelli che credo bene mi vorranno anche quando povero busserò alla loro porta… Colore granata tendente all’aranciato, ma ancora lucido quasi un manto di percalle l’avesse permeato, peccaminoso ed invitante al contempo tanto che lunga risulta la pausa prima dell’inevitabile innamoramento “olfattivo”.
Ne esce il mondo da quel coacervo di profumi… fiori appassiti, goudron, spezie e tabacco, fusi come da tempo sognamo l’intreccio ipotetico di colori e razze… in bocca, ah in bocca il tannino ancora incredibilmente presente quanto l’emozione al ricordo delle goffe prime esperienze partigiane del Mascarello raccontatemi in terra di Langa pochi mesi prima.
Conservo geloso quell’esperienza, quel mix di coraggio e sapere riuscito ad entrare in una bottiglia, che stenta ad abbandonare la memoria come le positive vibrazioni alla vista di quelle fino allora sconosciute gesta partigiane valorizzate da chi mi ha dato i natali visto che, citando il Zilbermann regista, “Non tutti hanno la fortuna di aver avuto i genitori comunisti”.
Cantina Bartolo e Teresa Mascarello, Via Roma 15, Barolo (CN), tel. 0173/56125