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Home -> Pubblicazioni -> Rivista -> n° 80
dicembre 2004/gennaio 2005
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Le intimità dell'olio/13
 

 
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Ritorno alla terra e pout pourri mediterraneo

di Fernando Pardini

Una volta tanto, la televisione non mi ha inquietato. Da un servizio che non so, un frammento di speranza. Parlava di uno straordinario caso di ripopolamento campagnolo. Una terra tradizionalmente dedita all'agricoltura, appartata e collinare, che vede un incremento di popolazione al suo interno. Oggi! Lo spicchio verde del Mugello, in Toscana. Altri casi si citano. Ma c'è di più: dai giovani pare arrivi la nuova esigenza. Sì, di una ruralità più consapevole, vissuta coscienziosamente, intelligentemente, quale risposta concreta ai misfatti e ai potentati di un mondo meccanico incrinato dalla scienza non pura e dalla finanza globalizzata. Una nuova economia, etica e sociale, antipadronale e rigorosa, piccola e bella, che elevi la terra a prim'attrice. Una caterve di prodotti sani e genuini (perché amati e vissuti) ad invadere il mondo. Da quel servizio, e da altre letture positive, mi sono forse fatto prendere la mano. Io d'altronde cercavo uno stimolo, un brandello di vita vissuta da invidiare, per aggrapparmici e ricostruire da lì il mio buon umore e le mie visioni contadine. Per capire finalmente che niente è per niente, e che certe parole non sono del vento.
Da quel giorno, quando mi trovo a camminare tra gli olivi morenti e abbandonati della mia terra, mi sembra di scorgere una vibratile speranza nelle sagome contorte o nelle fronde scapigliate. Sì, di essere finalmente accuditi e rigenerati, per regalare frutti tutti nuovi alla propria gente. Pure questi ultimi, i frutti dico, figli di una agricoltura intelligente. Giovanile per definizione.
Così, armato di nuova speranza, bevo, sognando un prossimo visibilio di cultivar e biodiversità. Nulla di meglio che brindare alla terra ripensata con gli oli intensi e caratteriali del nuovo sud consapevole. Dalla Campania alla Puglia, fino alla Sardegna, cinque suggestioni per un pot pourri mediterraneo, intimo e g-local. Cinque voci intonate di un canto che salirà.

Dalla Puglia, la Cima di Bitonto Marcinase 2003 di Gregorio Minervini (Molfetta - tel. 080.3974369 - marcinase@marcinase.it), da agricoltura biologica, possiede un energico color dorato solo opacizzato da una leggibile velatura, ed un corredo aromatico di leggiadra esposizione, fresco, pimpante, dolce, floreale, netto, con rintocchi di frutta bianca (mela) , gialla ( sì, albicocca disidratata) ed erba tagliata. La sua bocca, volumica eppur fluida, ti confida un tepore dolce di mandorla, una sottile scia amaricante, un armonico piccante. E' questo un olio morbido e caratterizzato, un soffio mediterraneo di garbata effusione.

Il Rotondella 2003 di Antonino Mennella (Loc.Madonna dell'Olivo - Salerno - tel.0828.974950 - afmennel@tin.it), da cultivar omonima pure denocciolata, viene dalla Campania di Paestum. E' profondo e cristallino nel suo giallo tiepido, con un naso accennato, soffuso, lento e lieve negli umori che non lesina: sono trame d'erbe e camomilla, ginestra e minerale. La sua bocca invero si fa più austera, sentimentale, aristocratica, di bel compimento erbaceo. Ottima la progressione nel finale, dove ne ho apprezzato la diffusione e l'espansione aromatica, così come la coerenza, la solidità e la sottile piccantezza - solo un ruggito isolato- sul fondo. Olio assorto e ciarliero allo stesso tempo, è voce suggestiva da ascoltare attentamente.

Il Carpellese 2003, ancora da Antonino Mennella, ancora da cultivar omonima, ancora denocciolato, ancora dalla Campania, non si discosta poi tanto dalla integrità translucida del fratello Rotondella, ma il suo profilo aromatico è più estroverso, elegante, intenso, spigliato, innervato da infiorescenze primaverili, nocciola e cardo. Ha bocca terragna, rigorosa, severa ed arcigna, con toni di amaro sostenuti, di imperativo richiamo.
Eppure ne ricavi un effetto di rotondità, dal momento che la vampata amaricante si risolve da lì a poco, per lasciarti più duraturi e piacevoli ricordi di fava di cacao.

Dalla Sardegna, la Bosana Primér 2003 dei Poderi di San Giuliano (Domenico Manca - Alghero - tel. 079.977215 - info@sangiuliano.it) si presenta all'occhio con un giallo vivido e salutare. Solo brividi le sferzate smeraldine. Naso timido il suo, ritroso e poco concessivo. A pervaderlo, echi e sottintesi di erba, cardo e foglia di the. In bocca invero sa assumere uno sviluppo più modulato ed espansivo, di accogliente morbidezza, dove più chiare mi appaiono le desinenze di carciofo ed erbe amare, e dove il finale rivela un animo piccante assai marcato, di piacevole ed integrata suggestione. La nota di mandorla infine, di sicura impronta, ne amplifica il carattere.

Infine lei, la Bosana 2002 dei Fratelli Pinna da Ittiri (Sassari-tel.0794.41100, www.oliopinna.com), pure denocciolata, che assume ancor oggi un giallo oro chiaro, vivace, tonico, a cui fa da riscontro un naso peculiare di erbe, fiori leggermente essiccati, agrume e mela per un intrico odoroso diverso, composito e propositivo. In bocca gioca di agilità e scorrevolezza, per regalarti una carezza spedita. I riflessi aromatici di frutta bianca e minerale la impreziosiscono, mentre lei, quanto mai tesa e nitida, fila dritta verso un finale forse non così terragno o schiaffeggiante come in altre occasioni. Da quel finale, levigato dal tempo, ne ricavi un'indole più quieta ed accogliente del solito, di lieve conforto dolce su piccante sostenuto. Un incontro ineludibile questo, con un olio di carattere, capace come pochi di tradurre le inquietudini di un'annata non propriamente benevola in suggestione sempre viva, cangiante e personale, e di dimostrare come il tempo, a volte - guarda un po' - possa rivelarsi perfino amico.

Assaggi effettuati nel mese di ottobre 2004

 
   
 
 
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