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Home -> Pubblicazioni -> Rivista -> n° 82
aprile/maggio 2005
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Un viaggio alla scoperta dei vini (e non solo) meno conosciuti del Piemonte

di Lorena Isabellon

Il Piemonte ha il privilegio di offrire paesaggi tanto numerosi quanto vari. Il clima, i terreni e le varietà di viti che vi si incontrano permettono di produrre una notevole gamma di vini. Alla complessità di questa offerta, si aggiunge l’evoluzione particolarmente rapida dell’insieme del mondo vitivinicolo.
Tra le mete più ambite del turismo del vino ci sono in Piemonte realtà vitivinicole meno note che meritano un pubblico più vasto, sono collocate in aree particolarmente vocate e tutelate dalla Doc in grado di riservare risultati sorprendenti, sono legate a vini dal carattere originale e di qualità che, prodotti in quantitativi ridotti, non sempre sono reperibili fuori zona. Per questo dal prossimo numero documenteremo la realtà di questi vini e di questi territori convinti della necessità di far conoscere ogni angolo della realtà vinicola del nostro Paese.
Con il prezioso contributo di Manuela Baralis, responsabile tecnico di Enoteca d’Italia, verranno osservate in dettaglio le capacità produttive di alcune Doc (si veda la tabella a pag. 76) che vanno dalla fascia pedemontana che segue l’arco alpino dal Cuneese fino alle province di Torino, Biella, Vercelli, Novara, fino alla regione delle Langhe, interessando le province di Asti, Alessandria e Cuneo.
Vi troviamo, tra gli altri, questi vini: Boca, Bramaterra, Lessona, Sizzano, Fara, Gabiano, Rubino di Cantavenna, Erbaluce di Caluso, Carema, Ruché di Castagnole Monferrato, Dolcetto delle Langhe Monregalesi, Albugnano, Altalanga, Cisterna d’Asti, Colline Saluzzesi Pelaverga, Colline Saluzzesi Quagliano, Loazzolo, Pinerolese Doux d’Henry, Pinerolese Ramìe, Valsusa, Verduno Pelaverga.
Che cosa li accomuna? L’essere meno conosciuti di quanto valgano e la scarsità di prodotto sul mercato, tanto che è difficile in alcuni casi reperire delle bottiglie fuori zona.
La nostra selezione è arbitraria, ma non è conclusiva; accomuna queste zone l’avere in sé, oltre alle grandi potenzialità del vino, una possibile vocazione al turismo, una ricchezza di risorse culturali e ambientali che qualunque altro paese invidierebbe. La potenziale eccellenza dei vini territoriali, in molti casi ancora da esplorare ed approfondire, e le potenzialità inespresse di numerosi vitigni storici sono altri motivi di orgoglio regionale.
Alcuni di questi vini sono menzionati in occasioni storiche risorgimentali, altri hanno citazioni ancora più indietro nel tempo e poi, in qualche misura, la loro fortuna si è attenuata. Oggi i giovani imprenditori, le piccole imprese che hanno avuto la forza d’animo di affrontare con fiducia il futuro, affiancano le aziende storiche e, continuano ad affermare i loro prodotti e le loro tradizioni, ribadendo che anche i prodotti meno noti possono avere un mercato importante, soprattutto nel settore vitivinicolo che lega strettamente il prodotto al territorio. La risposta vincente per essere competitivi è senza dubbio la ricerca della qualità non disgiunta dalla capacità di offrire prodotti diversi e di mettere a frutto l’esperienza millenaria. Solo questa diversità permetterà di competere con prodotti omologati su pochi gruppi varietali.
Al nostro lettore vogliamo offrire la possibilità di conoscere questo fermento di attività e vogliamo dargli la possibilità di conoscere e frequentare prodotti di cui spesso ignorava perfino l’esistenza o di cui aveva notizie vaghe e spesso errate.
Faremo il nostro lavoro di inviati, di giornalisti itineranti.
Fra i vitigni della regione Piemonte, il nebbiolo è, senza dubbio, il più pregiato e, non deve necessariamente provenire da Barolo o Barbaresco per offrire vini austeri e generosi. Uno studio sul patrimonio vitivinicolo nazionale, denominato “Carta vinicola d’Italia”, edito nel 1887, affermava che i vini di Lessona, Ghemme e Gattinara potevano superare in durata il Barolo, ma pochi lo sanno. Ogni vitigno possiede caratteristiche peculiari che permettono il suo adattamento all’ambiente. Variano in funzione del clima dell’anno, della natura del terreno, della sua ricchezza agronomica, della densità di piantumazione e delle tecniche colturali. Le sue attitudini tecnologiche, come il colore degli acini, la qualità del mosto, sono caratteristiche primordiali in enologia.
A un livello di prestigio appena inferiore meritano una citazione il pelaverga di Verduno, il doux d’Henry, l’avanà e il ruché: vitigni che contribuiscono a definire il gusto regionale, orientato, in questo gruppo specifico, su sapori morbidi e armoniosi.
Il pelaverga di Verduno, coltivato in una ristretta area dell’albese nei dintorni di Verduno (in provincia di Cuneo), viene allevato con una controspalliera e potatura Guyot, generalmente con un solo capo a frutto per ceppo. Vinificato in purezza il pelaverga piccolo dà un vino caratteristico, di colore rosso rubino qualche volta con riflessi violacei e sentori di frutta e di spezie; di medio corpo, da consumarsi giovane o dopo un moderato invecchiamento. Il pelaverga di Verduno non va confuso con il pelaverga di origine saluzzese (o pelaverga di Pagno), chiamato cari nel Chierese, né con il peilavert canavesano.
Il ruché viene coltivato nei dintorni di Castagnole Monferrato in provincia di Asti e sporadicamente in territori limitrofi della provincia di Alessandria. Dal ruché si ottiene un prodotto caratterizzato da un colore rosso rubino brillante e dal profumo intenso leggermente aromatico, con note floreali e speziate; il sapore risulta secco e asciutto, privo di tannicità. Può anche servire a produrre un vino dolce o abboccato, piacevolmente aromatico (con note di rosa e di piccoli frutti). L’avanà fruttifica in Valle di Susa (soprattutto Alta Valle) e Pinerolese (Valli Chisone e Germanasca). Raccomandato in provincia di Torino. Vinificate in purezza, le uve di avanà danno un vino fresco e fruttato, leggero di corpo. Oggi viene raramente vinificato in purezza, ma più frequentemente unito ad altre uve nere locali, come Becouet, Neretta cuneese e Barbera. Dalle uve di avanà, (per il 30%), nasce la Doc Pinerolese Ramìe.
Il Doux d’Henry è presente esclusivamente nel Pinerolese, soprattutto nella zona pedemontana (particolarmente a Prarostino), sporadicamente nelle Valli Chisone e Germanasca. Raccomandato in provincia di Torino. Può essere vinificato in purezza: un vino leggero, di corpo moderato, gradevole, ma per lo più l'uva viene mescolata a quella di altri vitigni locali di pari periodo di maturazione.
Le istituzioni hanno iniziato a comprendere che l’ambiente è una risorsa primaria da tutelare. I produttori, grazie a programmi di pianificazione territoriale e urbanistica - nel comune di Lessona, ad esempio, il piano regolatore prevede la possibilità di edificare i locali cantina all’interno della superficie vitata - hanno iniziato a vedere nell’ambiente non più un vincolo al loro sviluppo, non solo un museo a cielo aperto ma una vera e propria potenzialità. In altri casi le normative europee hanno strettamente contingentato l’opportunità di accrescere la capacità produttiva in zone tradizionalmente produttive.
Si sta diffondendo un nuovo modo di viaggiare noto come turismo culturale e ambientale.
Attraverso “interscambi culturali” - ancora poco sviluppati e sfruttati nei piccoli centri - fra la produzione tipica di un dato territorio e la sua storia, nasce la necessità di stabilire un contatto fra le potenzialità culturali del territorio con le strutture turistiche ed agricole, sfruttando in sinergia le potenzialità del patrimonio artistico, storico ed enogastronomico. Fino a pochi anni fa era il produttore che indirizzava le scelte, oggi in un confronto sempre più internazionale, è sempre più il mercato che decide sulla base del rapporto qualità/prezzo.
Un sensibile incremento dei consumi dei vini territoriali, si giocherà sulle capacità dei produttori di consolidare sempre maggiori ed incisive strategie di commercializzazione - non sarà un investimento facile visti i costi elevati del servizio e la scarsità delle risorse economiche. Resta il fatto che le Doc “meno note” e lo stesso Erbaluce di Caluso, necessitano di una maggiore visibilità al di fuori degli ambiti regionali.
Costituiscono un importante punto di riferimento per l’enologia provinciale e regionale: il Distretto - presieduto da Flavio Accornero - dei vini Langhe, Roero, Monferrato; il Distretto - presieduto da Piero Sarasso - legato ai vini Canavese, Coste della Sesia, Colline Novaresi.
Le azioni che vengono intraprese dai Distretti riguardano principalmente: la formazione tecnico-produttiva dei viticoltori e il sostegno nella fase produttiva; il mantenimento delle superfici vitate; la sicurezza alimentare e la tracciabilità delle produzioni enologiche; la promozione della produzione vitivinicola e dei prodotti agroalimentari tipici; la valorizzazione del progetto Strade del Vino, senza dimenticare gli interventi finalizzati alla caratterizzazione delle città e dei paesaggi del vino. Il rapporto tra produttori e consumatori è curato dall’Enoteca del Piemonte cui si aggiungono dieci enoteche regionali, numerose “botteghe del vino” e cantine comunali. Per sfruttare le capacità comunicative verso l’obiettivo comune della promozione, operano in sinergia con la Regione, gli enti locali, i Consorzi di tutela e vari enti di promozione. È firmato dall’Associazione Vignaioli Piemontesi il libro “Le piccole Doc”, che per primo passa in rassegna i piccoli centri di produzione vitivinicola della regione Piemonte. Un romanzo-itinerario attraverso i vini, i piatti della tradizione e la storia, raffinato, ricco di immagini e curato nel dettaglio. Rientra nei nostri obiettivi intraprendere un lungo viaggio e ricercare nelle tradizioni vinicole e culinarie territoriali un patrimonio di idee, prodotti e tipicità ancora sconosciuti e quasi sempre congiunti con ricchezze di cospicuo valore culturale e sociale. Riscopriremo le aree viticole piemontesi, difese e sostenute anche nella residenzialità delle diverse generazioni, sospinte a ripristinare con metodi e tecnologie moderne cicli produttivi in grado di mantenere la genuinità dei prodotti.

INDIRIZZI UTILI

Enoteca del Piemonte
Via Nizza, 294 Torino
Tel. 011 667 7667
www.enotecadelpiemonte.com - www.regione.piemonte.it/agri

Distretto dei vini Langhe, Roero, Monferrato
c/o Palazzo Gastaldi, Asti
Tel. 0141 433 362

Distretto dei vini Canavese, Coste della Sesia, Colline Novaresi
Corso Valsesia, 112, Gattinara (Vc)
Tel. 0163 827 433

Vignaioli Piemontesi
Via Alba, 15, Castagnito (Cn)
Tel. 0173 211 261
www.vignaioli.it

 
   
 
 
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