Viaggio in Lunigiana, tra giacimenti gastronomici e culturali
di Rosanna Ercole Mellone
Ha affrontato una serie di tornanti ritagliati nel verde rigoglioso dell’Appennino lunigianese.
Luigi Veronelli è passato poi sotto gli “Archi” di Mulazzo ed è salito a castello, portando la sua solarità, tra quei contrafforti dove i Malaspina, si dice, ospitarono l’esule Dante alle prese con i canti dell’Inferno e con i suoi demoni ghibellini. Poco prima, alle porte dell’Arpiola, “Gino” aveva conosciuto Adua e Michele, i due fratelli che con la nonna ultranovantenne mantengono vivo, tra gli altri, il mito della “torta d’erbi”, la pietra filosofale che trasmuta in Uomo il pellegrino. Il maestro, che di alchimie naturali ne sa e ne ha provate più di Merlino, ne possedeva già i segreti, ma la magia, per buona sorte, non si ripete sempre uguale e i porri e la borragine erano davvero di stagione e venivano dall’orto. A Mulazzo c’era il BancarelVino, il premio che riconosce ed esalta le arti enologiche dei migliori produttori dell’anno. Un’edizione “eroica” questa 22º, irta di difficoltà oggettive, allestita in pochi giorni, caparbiamente, per scommessa, dall’amministrazione entrante. Ma, dopo secoli di Malaspina, nel bene e nel male, la gente di Mulazzo guarda alle emergenze come al sorgere
di un’alba serena: si sono dati da fare tutti, sindaco e Giunta, con l’impeto di una task force e poi il maestro Veronelli meritava l’accoglienza riservata agli amici. Dunque, rimboccarsi le maniche e ripartire da zero. Il BancarelVino cominciava a soffrire gli acciacchi dell’età: ci stava a puntino una rinfrescata. Lo si celebra ogni fine estate nel castello di Mulazzo, miracolo medioevale che dai librai della vicina Montereggio, romei con la gerla sulle spalle e chilometri ai piedi, ha imparato a esportare cultura. A una manciata di chilometri Pontremoli. Cinque negozi su dieci vendevano libri e i figli della cellulosa stavano al personal computer come
re Artù stava al perfido Meleagant. Per fortuna, il Premio Bancarella è ancora come l’Oscar per Hollywood, solo che qui è nato da belle menti sul tavolo di un’osteria del vecchio borgo, all’ombra del Campanone, dove oggi si va, come al santuario della Madonna pellegrina, per assaggiare, devoti, i testaroi col pesto, seduti proprio sotto la targa, incassata nel muro, che
registra l’evento.
Mulazzo parte dal vino, che in queste terre, or non sono molti anni, ha raggiunto livelli d’eccellenza. C’è ancora da fare, certo, ma se la mente corre a a quei rossi di pronta beva, che a mandarne giù un sorso ci voleva un coraggio leonino o almeno il palato “fatto” da un robusto brasato di capra, poi va riconoscente a quanti in così breve tempo hanno ricavato dal
vigneto piccoli e grandi gioielli enologici. Tradizione, serietà, rigore produttivo, ansia di recupero dei ceppi in via di estinzione, e un Veronelli come amico.
Dura quattro giorni la kermesse, dal 22, giorno dell’inaugurazione degli stand, al 25 agosto, giorno della premiazione. Il 23, di buon’ora, salgono sui bastioni, al Centro Studi “Alessandro Malaspina” (un elemento raro della dinastia, votato ai viaggi per mare, anziché alle conquiste di terra) 10 giurati: due delegati dell’Ais Apuana, uno Onav, due Fisar, uno Slow Food, un enologo, un giornalista, un agronomo e un accademico italiano della Cucina. Ci sono, va da sé, un presidente e una segreteria di commissione. E ci sono soprattutto 29 vini da prendere in esame: 15 bianchi e 14 rossi, degustati in quest’ordine, come da regolamento. Una bella lotta.
Le “Città dell’oro” sono Lusuolo di Mulazzo, Montignoso, Fosdinovo, Massa, Filattiera, Romagnano S. Lorenzo, Ortonovo, S. Terenzo Monti, Pontremoli, Luni, Giucano, Gassano, Soliera. Hanno mandato i DOC dei Colli di Luni e quelli del Candia dei Colli Apuani, gli IGT della Val di Magra e i Vermentini e i Rossi di Toscana.
L’ordine con cui i campioni, resi anonimi con vestitura della bottiglia e apposizione sul collo di una targhetta recante un numero, è sorteggiato dai sommeliers dell’Ais in servizio. La degustazione è una piacevole avventura di cinque ore abbondanti tra scoperte visive, esplorazioni olfattive, armonie e stati evolutivi che promettono gioie future, espresse in
centesimi.
Intanto, il pomeriggio di sabato 24 arriva dalla Versilia, scortato dai suoi collaboratori, Gino Veronelli. Li conosce benissimo questi posti, ma adesso ha trovato nuovi amici e un motivo in più per amarli ed esserne amato.
Mulazzo gli ha affidato l’onere della conferenza “Vini e Territorio” al Centro Studi Malaspiniani e gli tiene a battesimo la nuova collana editoriale “I Semi”: una splendida serie dedicata ai “vignaioli” da leggenda. Lui la presenta raccontando un po’ la storia dei suoi personaggi,
un po’ quella della sua vita, entrambe avvinte in uno nodo gordiano, con quello stile inconfondibile di gentleman-contadino anarcoide, tra l’affabile e il timido, (ma, attenzione, dietro c’è il guerriero indomito di mille battaglie contro le sofisticazioni della mente e del cuore). La gente, sono in tanti nella sala, pur vasta, lo “sente” e lo applaude con calore. Gli
offrono, tout court, la cittadinanza onoraria di Mulazzo e lo stemma in terracotta del Comune. E’ una cosa informale, tra amici. Per ora. Lui si commuove: è la prima volta che gliela propongono, dopo una vita e una carriera come le sue. Si commuovono anche tutti gli altri. Il clima è quello che piace a “Gino”: semplicità paesana, aria scanzonata da sagra, ma con
l’impressione che qui le cose si facciano sul serio e che il vino sia trattato col dovuto rispetto.
Nel piazzale del castello biancheggiano da due giorni le tende degli stand, e già immagini cavalieri e scudieri raccomandarsi a Dio prima della quintana. Veronelli viene sospinto dolcemente verso bolle e bordolesi. Se lo contendono, lo filmano, lo fotografano, gli chiedono autografi. Poi gli fanno assaggiare il Pollera deiRuschi Noceti davanti al quale si inginocchia ammirato. I fratelli produttori, nobili di casato (gli avi diedero manforte al Barbarossa) non più adusi da ottocento anni alle riverenze, scolorano in viso. Non vinceranno il trofeo, ma è come se lo avessero in pugno.
Si premiano invece, domenica 25, l’IGT “Toscana Vermentino Corsano-Linero 2001” del Podere Terenzuola di Fosdinovo e il rosso IGT “Toscana Massaretta 1999” dell’Azienda Agricola Cima, in quel di Romagnano S. Lorenzo. Il tempo che minacciava pioggia torrenziale si fa d’improvviso clemente: al cospetto di vini insigniti dell’alloro l’acqua recede.
Riconoscimenti anche ai partecipanti tutti, ai finalisti e ai membri della commissione giudicante.
Parlano le autorità e i giornalisti con la voce del cuore e Mulazzo, gremita fin sui balconi e le terrazze antiche, regala ovazioni. Più tardi, dopo tavolate indimenticabili nella nuit étoiléee, giochi pirotecnici che solo Marco Polo vide alla corte del Catai e occhi spalancati di adolescenti che il computer non ha ancora strappato alla magia delle cose semplici.
“E’ il momento del rilancio e dell’innovazione. Della qualità del prodotto, della verità in tutti i sensi”, Sandro Donati, sindaco di Mulazzo sorrideva ai riflessi paglierini di una cascatella di bianco di Candia freschissimo.
Vi attingevano tutti, assetati di vino e di gioia, come alla coppa del Graal – Innovare vuol dire recuperare le origini, riscoprire le radici che affondano nel connubio vino-libro e dare al Premio una patente nazionale e internazionale. Innovare per ridare prestigio al nostro Comune e ad un territorio straricco di attrattive paesaggistiche e storico-artistiche,
oltre che enogastronomiche. Non per nulla da quest’anno BancarelVino si svolgerà sotto l’egida di “Identità Immutate”, un movimento di pensiero che coinvolge i piccoli territori italiani legati alla tradizione in cerca di meritata visibilità. Rosanna Ercole Mellone, giornalista e ideatrice del movimento, di cui si è fatta antesignana la Provincia di Massa-Carrara, è
stata al nostro fianco. Lei ama questa terra alla quale appartiene per discendenza materna.
Per questo le abbiamo conferito un riconoscimento speciale. Durante BancarelVino, Rosanna ha illustrato ai mulazzesi la filosofia di “Identità Immutate”, come già aveva fatto in maggio al Castello Malaspina di Massa, durante la rassegna enologica biennale “Spino Fiorito”.
In quella circostanza il lancio ufficiale del movimento l’hanno tenuto a battesimo personalità della cultura enologica nazionale, della medicina, dell’università, della tv, da Milano, Torino, Parma, Roma, al quale hanno aderito subito altri territori italiani a spiccata vocazione vitivinicola.
Siamo in buona compagnia”.
“Un ritorno al BancarelVino come lo avevo pensato tanti anni fa – Luisa Bruscaglia, assessore, è una professionista intelligente e dinamica “prestata” alla politica. Non nasconde l’entusiasmo per la riuscita di questa edizione, ma con la mente è già a quella del 2003. “Chi non ha creduto in questa impresa, adesso forse è costretto a considerarla un
piccolo miracolo di efficienza. La ricetta è semplice. Tenacia, trasparenza, senso del gruppo, spirito di abnegazione, un ragionevole ottimismo esente da inutili trionfalismi, ma soprattutto professionalità. Nel terzo millennio non è ammissibile l’approssimazione. Si possono fare grandi cose anche senza un computer, ma la professionalità paga sempre. Siamo sicuri di avere fornito alla nostra gente una prova inconfutabile di ciò. Lo staff organizzativo è stato meraviglioso, dal vicesindaco Novoa ai colleghi Lombardi, Bestazzoni, a tutti, nessuno escluso, che qui non nomino perché sono davvero tanti. La presenza del maestro Veronelli a Mulazzo è stata un momento emozionante. A chi, se non a lui, potremmo chiedere di diventare una sorta di nume tutelare del prossimo Premio? ”. Dunque, arrivederci, caro Gino, al 23° BancarelVino, dal 1° al 4 agosto, con i nuovi amici di “Identità Immutate”: Alcamo, Salento del NordOvest, Piceno, Terre dei Forti del Valpolicella e, naturalmente, Massa-Carrara.