La De.Co. è
Non più un progetto, non più una chimera, ma realtà concreta
di Luigi Veronelli
LETTERA APERTA AI SINDACI
Signori Sindaci, dedico a ciascuno di voi l’Editoriale del numero più importante di Veronelli EV. Esce in concomitanza con due manifestazioni veronesi. Il Vinitaly, di cui si celebra la 37esima edizione e la neonata Terra e Libertà / Critical Wine.
La prima costituirà la passerella dei vini conosciuti, in buona parte miei, i migliori. La seconda, più dialettica, proporrà, sì molti vini sconosciuti, non visibili, direi quasi tenuti nascosti, per poi addentrarsi nei vari temi della terra.
Già ora - lunedì 3 marzo - che scrivo l’Editoriale, so che nell’una e nell’altra avrà spazio prioritario il fatto rivoluzionario che segue.
Ciascuno di voi, Signori Sindaci, dopo la lettura, sarà responsabile – o nettamente colpevole – della prosperità dei cittadini.
La tutela e la promozione dei prodotti che si legano alla tradizione del territorio, costituiscono il punto di partenza delle attuali strategie di penetrazione, sia sui mercati nazionali, che su quelli esteri.
A tale riguardo, nella Città di Lecce, i prodotti che possono vantare un marchio di denominazione di origine (o di indicazione geografica tipica) sono vari. Di questi, i più apprezzati appartengono al settore dolciario (confermando la vocazione del territorio e gli sforzi di miglioramento qualitativo, realizzati negli ultimi anni).
Il territorio cittadino può, infatti, essere considerato un vero e proprio “giacimento” di prodotti tradizionali: dai prodotti da forno alle paste alimentari, dai formaggi ovicaprini alle conserve vegetali per finire agli ortaggi e, alle cultivar minori (che meriterebbero maggiore tutela e maggiore promozione sui mercati).
Nella tradizione domestica ed artigianale leccese si cela, di conseguenza, un enorme potenziale da non confinare nella memoria collettiva, ma da considerare come straordinaria opportunità di promozione delle filiere locali del turismo enogastronomico.
Una vera e propria mappa di tesori nascosti si contrappone, quindi, al processo di standardizzazione dei modelli alimentari, offrendosi quale strumento di sviluppo per l’intero territorio.
Non di un mio testo, si tratta della premessa davvero emozionante al voto - 3 febbraio, Consiglio Comunale della città di Lecce - con cui si decretano per i prodotti del territorio, la denominazione d’origine comunale, ch’io chiamo De.Co. Delibera che rende concreta la possibilità comunale di legiferare come stabilito dalla Legge Costituzionale n.3 del 18 ottobre 2001 (vedi articolo del Corriere della Sera, 16-1-2002, dell’illustre giurista Giuseppe Guarino).
Sindaco di Lecce è Adriana Poli Bortone, già Ministro delle Risorse Agricole.
Quasi vi fosse (c’è) un maggiore fratello, la notizia - ripeto clamorosa - è stata ignorata dai media.
Del resto perchè sorprendermi? La sovversione è punita con estrema severità dalla legge.
Potrebbe essere che il Consiglio Comunale possa correre i suoi guai, associazione a delinquere.
Scherzo. Quei signori, ed in primis Adriana Poli Bortone, si sono resi meritevoli protagonisti di un movimento in atto contro cui nessuna forza e violenza può valere. Consapevoli della volontà dell’uomo, della donna, di un intelligente ritorno ai valori della terra.
Il fatto avviene - ripeto - il 3 febbraio, pochi giorni dopo l’emissione di una nota intimidatoria del Ministero delle Risorse Agricole firmata da un malfattore (uso il termine nel senso classico e con un giudizio mio, libero, fazioso e partigiano) Giuseppe Ambrosio. L’attuale Ministro, Giovanni Alemanno, non può non averla, prima dell’emissione, approvata.
La deliberazione del Consiglio Comunale di Lecce diventa esemplare per ogni Sindaco onesto che voglia tutelare e promuovere il benessere dei suoi concittadini.
Il silenzio - che veniva imposto per un avvenimento davvero benefico e rivoluzionario - vuole difendere gli interessi delle multinazionali e della grande distribuzione perchè è vero ciò che scrisse un giovane collega, esperto economista, Bruno Caizzi, sul Corriere della Sera quando venne preannunciata una legge d’iniziativa popolare per la denominazione d’origine (una legge di cui si dovrà pur fare la storia: boicottata, sì boicottata, dall’enorme, anche allora, dal più profondo silenzio mediatico).
Caizzi ammoniva (nè so con quanta ironia e quale spirito): approvata, non passavano vent’anni ed erano scomparsi i supermercati.
Proprio per i Signori Sindaci, cui è dedicato l’Editoriale, pubblico altre parti essenziali della deliberazione leccese.
… è opportuno che il Comune di Lecce approvi un Regolamento per la tutela e valorizzazione dei prodotti tipici locali e per l’istituzione del marchio De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine) per la difesa e la promozione delle colture e culture territoriali.
E’ un esempio di “glocal” ed una risposta alle richieste sempre più impegnative che provengono dal variegato mondo dei consumatori, ma anche uno strumento regolamentare che potrà tutelare e valorizzare prodotti non denominati ed a rischio di estinzione.
A tale scopo, il Presidente del Consiglio, dottor Stefano Ciardo, a norma dell’art. 51 e 52 Titolo III, Cap. I del Regolamento del Consiglio Comunale ha presentato proposta di atto deliberativo, di cui all’oggetto.
IL CONSIGLIO COMUNALE
Preso atto di quanto innanzi specificato.
Considerato che l’iniziativa per l’istituzione della De.C.O. è ampiamente sostenuta dall’A.N.C.I. a livello nazionale, giusta nota informativa indirizzata dal Dipartimento Affari Generali ai Sindaci ed ai Presidenti dei Consigli Comunali in data 16/05/2002.
Ritenuto di dover salvaguardare le peculiarità produttive ed organolettiche di alcuni prodotti locali, che costituiscono un patrimonio di valore economico e culturale del territorio.
Ritenuto opportuno istituire la De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine) per la valorizzazione di prodotti agro-alimentari locali.
Ritenuto, altresì, opportuno garantire i produttori del territorio e conseguentemente i consumatori sugli effettivi composti dei prodotti, attraverso apposito marchio di identificazione comunale, previa individuazione da parte di un’apposita commissione.
Visto l’art. 7 comma 3 dello Statuto Comunale della Città di Lecce che recita testualmente “il Comune tutela il commercio, le produzioni e l’artigianato locali”.
Vista la bozza di Regolamento predisposta per “la valorizzazione delle attività agro-alimentari tradizionali locali” e di istituzione della De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine), allegata al presente atto per farne parte integrante e sostanziale.
Acquisito il parere favorevole in ordine alla regolarità tecnica, espresso dal Dirigente del Settore Attività Economiche e Produttive, ai sensi del 1° comma dell’art. 49 D.Lgs. n. 267/2000.
Con voti unanimi
DELIBERA
1. di istituire, come di fatto istituisce, la De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine) per la valorizzazione delle attività e dei prodotti agro-alimentari locali;
2. di approvare il regolamento predisposto per “la valorizzazione delle attività agro-alimentari tradizionali locali”. Istituzione della De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine), composto da n. 12 articoli, il quale viene allegato al presente atto con la lettera “A” per costituirne parte integrante e sostanziale;
3. di approvare il marchio di identificazione di prodotto comunale, il quale viene allegato al presente atto con la lettera “B” per costituirne parte integrante e sostanziale, sul retro del quale potranno essere fornite indicazioni sulla composizione del prodotto, sulla sua preparazione e sulla data di scadenza;
4. di cedere a coloro che ne faranno richiesta e su presentazione di documentazione valida per la cessione stessa, il marchio di identificazione di prodotto comunale di cui al precendente punto 3, stabilendo che se ne potrà chiedere l’utilizzo solo nel caso in cui i “prodotti base” provengano da una produzione seguita integralmente sul territorio, mentre per quelli derivanti da lavorazione, la base deve essere prevalentemente di prodotto locale:
5. di garantire, attraverso il suddetto marchio, il consumatore della veridicità di quanto esposto nelle autodichiarazioni di produzione;
6. di garantire i prodotti elaborati sul territorio da eventuali contraffazioni e diffidare chiunque possa impossessarsene del nome;
7. di dichiarare il presente provvedimento immediatamente eseguibile ai sensi dell’articolo 134 comma 4 del Decreto Legislativo nr. 267/2000, con voti unanimi espressi per alzata di mano.
Signori Sindaci, se seguirete l’esempio leccese, la nostra Italia – ciascun luogo della nostra Patria – cancellerà i problemi economici e finanziari.
Le produzioni agricole e artigianali si faranno subito ricercate; gli esercenti riapriranno i loro negozi, i consumatori acquisteranno – a prezzi certo inferiori e maturi al punto giusto – i prodotti del proprio territorio.
L’aumento delle attività relative, cancelleranno ogni forma di disoccupazione.
Last, l’ambiente ne avrà immensi vantaggi.
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