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settembre 2004
 
n° 78
settembre 2004
 

 
 
Articoli
 
Le parole e le cose
 
Aspettando il Messia
 
Sapori del tempo
 
Di forma e sostanza
 
Giulio Gambelli. Maestro assaggiatore
 
Ricette d'agosto e settembre
 
Vino e dintorni/9 Barolo, Champagne e Lussemburgo
 
Il Canavese. Piemonte da scoprire
 
Le intimità dell'olio/11
 
 
 
De.Co. e Prezzo Sorgente
Non chiacchiere, fatti


28 giugno 2004. Mi sarei atteso, dopo l’articolo di fondo di Stefano Folli - Corriere della Sera di ieri, seconda giornata elettorale – oggi, le sue sottolineature. Era stato così preveggente.
Sono invece di Paolo Franchi. Poche righe: "la verità politica di un voto come questo, così carico, anzi, sovraccarico, di significati simbolici. E così denso di cattivi presagi per il governo e per la coalizione che lo sorregge". Scommetti – amico lettor mio, amica mia lettrice paritatia - che tutto o quasi, continuerà come prima? I governativi a cercare, con ogni mezzo possibile, di rimanere in carica, così da portare avanti il programma di appropriazione, dei gangli civili, economici, politici, militari e religiosi. Hanno poco meno di due anni per attuare quel quanto peggio che era il loro specifico obiettivo. Sul tanto peggio, ho temuto, col disprezzo totale delle promesse pre-elettorali e con gli una tantum.
Le opposizioni, come avvinte nel gioco, continueranno a far politichese, a discussioni più o meno aspre, a impantanarsi, senza possibilità alcuna di compiere fatti.
E’ giunto invece il momento in cui il Paese si accorga che solo con i fatti – al di là delle discussioni teoriche o addirittura teoretiche – si accelera quel movimento per il cambiamento sociale, necessario per ciascuno che abbia buon senso.

Molti lettori si indispettiscono perché, sovente, m’occupo – pur io – di fatti non pragmatici.
Me ne scuso. Se mi rileggono, ora – ad elezioni europee ed amministrative avvenute – intuiranno la necessità di evasioni. La Patria – e qui vado oltre: Patria di ciascuno di noi che vive, è il Mondo – ha un’unica possibilità di salvezza, da offrire alle generazioni che ci seguono. Porre limiti feroci affinchè il progresso sia attuato col solo uso di scienze etiche, capaci di sospendersi in caso di devianze distruttive.
Ciascuna delle parti che aderirà al blocco Prodi, dovrà armonizzare i propri programmi – certo in contrasto per motivi millanta, altrettanto certo mediabili nell’interesse della Patria/Mondo – e operare a favore della terra e dell’agricoltura, assai più che con le parole e con i dibattiti, coi fatti.

Due le iniziative da recepire, in quanto del tutto favorevoli al benessere degli uomini d’ogni luogo: le Denominazioni Comunali e il Prezzo Sorgente.
Utilizzerò parole italiane ad indicare enti italiani (in ogni parte del mondo, vi sono le stesse istituzioni con propositi identici). Attraverso le Denominazioni Comunali - il Sindaco certifica la provenienza d’ogni prodotto alimentare della sua terra - voglio contrastare il tentativo comunitario di annullare i giacimenti gastronomici a favore dei prodotti industriali. Consentire ai Comuni la facoltà di garantire l’origine delle proprie risorse nel campo dei prodotti dell’agricoltura e dei suoi trasformati.
Restituire agli abitanti le ricchezze del territorio.
Prezzo Sorgente: la tracciabilità del prezzo. È il costo al quale il produttore vende il suo pane, la pasta, il riso, il vino, l’olio, qualsiasi alimentare, sia naturale, sia manufatto, con l’indicazione, in etichetta, del prezzo al quale è disponibile a venderli al consumo diretto; evidenzia con una semplice informazione i rapporti di produzione e le appropriazioni di ricchezza che avvengono nella filiera della circolazione dei prodotti; può permettere la riduzione della distanza alimentare e la diminuzione della catena produzione-consumo; permette un maggior investimento di fiducia tra consumatori e produttori; se inserito nell’etichetta, è il primo passo per rendere possibile la tracciabilità del prezzo oltre a quella del prodotto. Il prezzo sorgente non deve essere imposto, ma deciso da ogni produttore; non intende creare un ulteriore regime di controllo, ma relazioni basate sull’etica della responsabilità e della cooperazione.
Incontri, avvenuti pochi giorni prima dei periodi elettorali e di ballottaggio, hanno rilevato le ampie possibilità di contatto e di accordo con parti politiche di impostazione anche assai diversa. Tutte d’accordo sull’attuabilità dei due provvedimenti.
Cambierebbero il mercato alimentare nel Mondo, a vantaggio, sia del produttore, sia del consumatore.

Un fatto unico mai avvenuto, di cui abbiamo il massimo orgoglio. Per la cronaca: non ho ancora ricevuto alcun segno di attenzione e di risposta al fax ANSA inviato il 23 giugno: "Il Seminario Permanente Luigi Veronelli comunica che è stato scoperto un metodo per far sì che anche i vini bianchi abbiano lo stesso effetto sanitario positivo dei vini rossi, ormai considerati da tutta la scienza, benefici per le malattie cardiache e tumorali.
A compiere la messa a punto della procedura, che consente di preservare l’acido cinnamico (leggi cosa ne scrive Gigi Brozzoni a pagina 49 di questo EV) che è proprio dei vini bianchi e che con il metodo normale di vinificazione scompariva, sono stati Mario Pojer, vignaiolo, contadino, enologo, agronomo e ingegnere in Faedo di Trento e Fulvio Mattivi, enologo e ricercatore, in San Michele all’Adige.
L’acido cinnamico ha effetti positivi almeno pari se non superiori a quelli del resveratrolo che si trova nei vini rossi e che ha un forte potere antiossidante e quindi benefico.
Proprio la scoperta che i vini rossi contengono il resveratrolo ha fatto salire naturalmente il loro consumo nel mondo.
Ora il metodo messo a punto da Pojer e Mattivi con l’impiego di azoti durante la vinificazione preserva in toto il preziosissimo acido cinnamico e conserva integro il patrimonio aromatico del vino. Ora le autorità sanitarie stanno misurando gli effetti benefici dell’acido cinnamico che non si disperde più nella vinificazione; effetti che potrebbero anche essere superiori a quelli importantissimi dei vini rossi". Nessuna importante presa di posizione. I giornalisti sono più cinici degli stessi politici.

Last. Rinvio all’epoca sacrilega delle uscite guidaiole lo scritto - di chiaro titolo e forte spessore “Fuori Casa o fuor di testa”? – di Daniel Thomases nei confronti di Kriticon e dei responsabili editoriali. Adoro Daniel e ignoro Kriticon.
Ciascuno che mi legge conosce il mio disprezzo per gli anonimi e questo – ad aumentare la disonestà – si firma Kriticon.
Chissà che non conosca il francese. Si faccia tradurre – e se lo accrediti - l’epigramma “abbatico” e certo veritiero: "Qui a froid aux pieds, la roupie au nez et le cas mol / s’il demande de le faire, est un fol".
 
 
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