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dicembre 2004/gennaio 2005
 
n° 80
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Il Futuro della Terra

di Luigi Veronelli

Puntuali – addirittura il giorno prima – i reggitori della nostra agricoltura, hanno mandato a carte 48, gli annunciati, e in qualche caso esaltati, progetti italiani sugli OGM, organismi geneticamente modificati.
Ai tanti delitti già commessi contro l’agricoltura, l’artigianato e il turismo - forze reali della nostra patria e di ogni altro luogo nel mondo, in cui si è cercato e si cerca di salvaguardare bellezza e bontà - si aggiunge questo.
Gli OGM, imposti dalle tangenti industriali, troveranno spazio anche nelle nostre campagne, nei colli, sui monti e nel mare nostrum.
Ogni persona di buon senso – di minimo buonsenso – si sarebbe attesa la reazione dei cosiddetti grandi media, televisioni e quotidiani in primis.
Con infinita tristezza, affermo: nei luoghi della nascita nostra e dei nostri figli, gli uomini – le donne, amiche mie paritarie – di buon senso, si possono contare sulle dita di poche mani.
Qualche protesta, troppo generica, sui fogliacci dei Centri Sociali e – mi dicono- due cenni edulcolati in Zapping (da tempo non ne seguo più la rubrica, che fu di successo perché intelligente) - ora è ammosciata e coperta da un conduttore che non può non essere entrato nel mondo mantico – molto a suo modo - della governabilità.
Ci si doveva invece attendere la scesa in piazza di milioni di persone che, ancora una volta, vedono azzerare le proprie possibilità di benessere. I partiti, gli stessi Movimenti, anche e soprattutto i “miei” Centri Sociali, assenti.
On est à la fin.
Sono i momenti in cui uno come me - tredicenne o poco più, ammiratore di Gaetano Bresci e Buenaventura Durruti – si chiede se non avesse ragione Gian Giacomo Feltrinelli.
Un attimo. Poi penso alla scelta di “praticare” il percorso così diverso della qualità della vita, che ha alla base il rifiuto totale di ogni violenza fisica.
L’impossibile calcolo del numero della povera gente, mandata a morte dalla Nestlé ed affini. I generali spietati del primo e terzo mondo, capaci di sgozzamenti millanta per millanta, fossero pure neonati. Li contrappongo ai milioni di martiri nelle carceri; sì, Santo Padre, ciascuno di loro è portatore di santità.
Contro ogni delusione, dobbiamo continuare il cammino intrapreso.
Anche se non sono scesi in piazza – forse più attratti nelle ore che hanno seguito il macabro annuncio del malgoverno, da discussioni e gruppi, in stretta cerchia, chiusi – i ragazzi cui ci siamo rivolti, sono con noi.
Certo, hanno sbagliato. Hanno preferito nell’attesa di due Convegni di elevatissimo valore – Terra Madre e Fiera dei Particolari / Terra e Libertà / Critical Wine – discuterli sin nei dettagli. Avrei voluto la violenta denuncia (vorrei riuscire ad incantare – come Fidel Castro – uhei, non per la politica, bensì per la capacità di “resistenza” sui criteri oppositi di violenza fisica e di violenza ideologica).
Un grido ha percorso le strade della nostra giovinezza: no pasaran, non prevarranno. Siamo stati smentiti dai fatti. Hanno prevalso e prevalgono. Oggi sappiamo: l’unico modo che può capovolgere l’incontrovertibile fatto, è lo sdegno espresso – siano pur pochi, ridotti al minimo dall’imperio del danaro dei ricchi più ricchi - con ogni possibilità.
Dobbiamo imporci di cogliere le occasioni per l’insulto veritiero e feroce.
Fallito il tentativo di risposta con l’uso della violenza fisica, eroica ma ingenua, degli anarchici d’antan, portiamo avanti il carico di aggressività verbale concessa – se le nostre parole corrispondono al vero - anche nei paesi della più pallida democrazia.
 
 
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