Una mappa da aggiornare
di Nichi Stefi
EV va avanti, può e deve andare avanti. Ovviamente
non sarà la stessa cosa. In questi giorni ho letto e riletto i
vecchi numeri e ho notato quanto Luigi Veronelli fosse
presente sulla rivista; pur con la sua prosa stringata, asciutta,
che utilizza poche parole, le sue pagine erano tante, veramente
tante. “Non ci vedo, diceva, e faccio fatica a scrivere!
Sostanzialmente scrivo delle note, dei pezzulli!” invece EV è
stato il suo diario sociale; in fondo EV trae origine da ex vinis,
ex libris, sigillo.
Mi sono chiesto allora che senso avesse continuare con la
pubblicazione della rivista: mi sono dato alcune risposte che
diventano una sorta di progetto “in fieri”, un’intenzione più
che una via.
Luigi Veronelli non è stato un maestro, non ha creato alcuna
scuola, non ci sono eredi. Eppure tutti quelli che operano nel
mondo del vino e dell’alimentazione sanno di essere stati suoi
discepoli, lo riconoscono e se ne gloriano. Molti di questi non
solo hanno preso la loro strada, ma addirittura gli si sono
rivoltati contro, perché Luigi Veronelli è stato un padre e,
come tutti i padri, Edipo “docet”, ha creato conflitti, ha
fomentato e subito rivolte.
Io però so che i molti che hanno fondato, loro sì, delle scuole,
più professori che maestri, sentono la sua mancanza.
Per questo io affermo che EV è aperto a tutti costoro. Molti,
come me, sono ormai vecchi, ma ancor di più sono i giovani
ed è a loro in particolare che io formulo l’invito a fare di EV il
luogo dei temi veronelliani.
Luigi Veronelli è stato un combattente. Quando l’ho
conosciuto il primo impegno che ha preteso da me fu una
sorta di candid camera ad Asti ove impersonai un
commerciante di vini che doveva comprare “bollini” di
moscato, e denunciammo, pubblicandola, quella pratica
blasfema.
Il giorno successivo intervistammo un sofisticatore che dettò la
ricetta che mandammo in onda con la variazione di un
“marker” di riconoscibilità. Lo scandalo del metanolo sarebbe
arrivato parecchi anni dopo, ma nell’aria già si annusava
l’infamia e Veronelli non si tirò indietro, se ne accorse quando
tanti pensavano che l’omertà pagasse di più e denunciò.
Lo ripresi con le mie telecamere con i suoi vignaioli sui binari
a bloccare treni, durante le occupazioni, con il suo tabarro,
insieme epico e vanitoso, sempre in prima fila, polemico ma
non astioso, bellicoso ma mai violento, durissimo con le parole
ma mai volgare.
Ultimamente aveva collaborato con i Centri Sociali e si era
sentito rinascere, ascoltava la Banda degli Ottoni suonare
“Addio Lugano bella”, e si ritrovava a casa. La Denominazione
Comunale, il prezzo sorgente, l’integrità dell’olio d’oliva sono
stati i suoi ultimi temi di battaglia, difficili, controcorrente,
solitari. Noi vogliamo continuare questa battaglia, con le
nostre forze, con la nostra volontà e con la collaborazione di
tutte quelle persone che vorranno esserci. EV è un forum
aperto.
Luigi Veronelli è stato un camminatore. Non solo ha percorso
tutte le vigne d’Italia, ne ha assaggiato i prodotti, ne ha
divulgato la conoscenza, ma soprattutto ha disegnato la
mappa.
Secondo William Blake “I savi vedono i contorni e perciò li
disegnano”. Saper vedere i contorni, saper disegnare il mondo
non è cosa semplice, significa saper cogliere le più piccole
differenze.
Quali sono le parti del territorio che sono riportate sulla
mappa? “Se il territorio fosse uniforme - dice Gregory Bateson
- nulla verrebbe riportato sulla mappa se non i suoi confini,
che sono i punti ove la sua uniformità cessa di contro ad una
più vasta matrice. Ciò che si trasferisce sulla mappa, di fatto, è
la differenza, si tratti di una differenza di quota, o di vegetazione, o di struttura demografica, o di superficie. Le
differenze sono le cose che sono riportate sulla mappa.”
Anche le piccole differenze tra un vino ed un altro, tra una
ricetta e la stessa del paese confinante. A lui non sono mai
piaciuti gli eventi di massa, né la produzione industriale; ha
amato la piccola vigna, il cru, diverso per luce, clima, per
posizione, per arte dell’artigiano contadino, per uno
sconosciuto caso. Non si sottovaluti questo fatto. Il suo
rispetto per l’individuo, quasi ossessivo è il rispetto
dell’identità, senza dogmi, senza retorici riferimenti. “La Patria
è ciò che si conosce e si ama” amava ripetere negli ultimi
tempi. La Patria è un fatto individuale, non si inventa dall’alto
con rigidi confini. La Patria per lui è la t/Terra, meta parola
a/traverso la quale, con i suoi amici, anarchici e non, aveva
deciso di interpretare il mondo del vino e dei prodotti agricoli.
Tenendo presenti queste tre vie EV va avanti, anzi, più
esattamente, VERONELLI EV va avanti.
Questo numero è stato quasi completamente programmato da
Veronelli. Lo abbiamo lasciato intatto, seppur non equilibrato;
abbiamo riempito le pagine mancanti con alcune testimonianze
sulla sua morte che non hanno trovato posto nel numero
precedente. Si tratta di saluti di amici, di amici importanti,
importanti per quello che scrivono non solo per la posizione
che occupano.
I temi sono i temi di Luigi Veronelli: i vitigni autoctoni, l’olio,
le degustazioni, il territorio e il viaggio.
In parole povere, la civiltà contadina. Quella civiltà che è
progresso, costante e lento; è troppo facile dire che bisogna
guardare avanti e deridere chi guarda indietro; l’importante è
guardare nella direzione in cui si vuole andare, con
consapevolezza, in concreto, con i passi lenti degli scienziati
ma con gli obiettivi chiari dei visionari.
Dal prossimo numero saremo senza rete, ma già da ora ci
impegniamo a percorrere l’Italia minore. Le piccole DOC, i
vitigni più ascosi, i paesi dimenticati. Basta con le autostrade
che ci fanno conoscere soltanto il punto d’arrivo e la meta
ovattandoci il percorso, comodo ovviamente, ma costellato di
ripetuti e ripetibili cloni di fast food. Il nostro compito è
aggiornare la mappa, perfezionare i dettagli, localizzare i
servizi. Scrivere per i lettori, soltanto per loro, raccontando i
suoi, nostri, contadini.
|