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aprile/maggio 2005
 
n° 82
aprile/maggio 2005
 

 
 
Articoli
 
Ricette di maggio e di giugno
 
Vitigni autoctoni: moda o investimento?
 
Il rilancio della viticoltura ligure
 
Alla scoperta del crotonese
 
In tono minore
 
 
 
Una mappa da aggiornare

di Nichi Stefi

EV va avanti, può e deve andare avanti. Ovviamente non sarà la stessa cosa. In questi giorni ho letto e riletto i vecchi numeri e ho notato quanto Luigi Veronelli fosse presente sulla rivista; pur con la sua prosa stringata, asciutta, che utilizza poche parole, le sue pagine erano tante, veramente tante. “Non ci vedo, diceva, e faccio fatica a scrivere! Sostanzialmente scrivo delle note, dei pezzulli!” invece EV è stato il suo diario sociale; in fondo EV trae origine da ex vinis, ex libris, sigillo.
Mi sono chiesto allora che senso avesse continuare con la pubblicazione della rivista: mi sono dato alcune risposte che diventano una sorta di progetto “in fieri”, un’intenzione più che una via.
Luigi Veronelli non è stato un maestro, non ha creato alcuna scuola, non ci sono eredi. Eppure tutti quelli che operano nel mondo del vino e dell’alimentazione sanno di essere stati suoi discepoli, lo riconoscono e se ne gloriano. Molti di questi non solo hanno preso la loro strada, ma addirittura gli si sono rivoltati contro, perché Luigi Veronelli è stato un padre e, come tutti i padri, Edipo “docet”, ha creato conflitti, ha fomentato e subito rivolte.
Io però so che i molti che hanno fondato, loro sì, delle scuole, più professori che maestri, sentono la sua mancanza.
Per questo io affermo che EV è aperto a tutti costoro. Molti, come me, sono ormai vecchi, ma ancor di più sono i giovani ed è a loro in particolare che io formulo l’invito a fare di EV il luogo dei temi veronelliani.
Luigi Veronelli è stato un combattente. Quando l’ho conosciuto il primo impegno che ha preteso da me fu una sorta di candid camera ad Asti ove impersonai un commerciante di vini che doveva comprare “bollini” di moscato, e denunciammo, pubblicandola, quella pratica blasfema.
Il giorno successivo intervistammo un sofisticatore che dettò la ricetta che mandammo in onda con la variazione di un “marker” di riconoscibilità. Lo scandalo del metanolo sarebbe arrivato parecchi anni dopo, ma nell’aria già si annusava l’infamia e Veronelli non si tirò indietro, se ne accorse quando tanti pensavano che l’omertà pagasse di più e denunciò.
Lo ripresi con le mie telecamere con i suoi vignaioli sui binari a bloccare treni, durante le occupazioni, con il suo tabarro, insieme epico e vanitoso, sempre in prima fila, polemico ma non astioso, bellicoso ma mai violento, durissimo con le parole ma mai volgare.
Ultimamente aveva collaborato con i Centri Sociali e si era sentito rinascere, ascoltava la Banda degli Ottoni suonare “Addio Lugano bella”, e si ritrovava a casa. La Denominazione Comunale, il prezzo sorgente, l’integrità dell’olio d’oliva sono stati i suoi ultimi temi di battaglia, difficili, controcorrente, solitari. Noi vogliamo continuare questa battaglia, con le nostre forze, con la nostra volontà e con la collaborazione di tutte quelle persone che vorranno esserci. EV è un forum aperto.

Luigi Veronelli è stato un camminatore. Non solo ha percorso tutte le vigne d’Italia, ne ha assaggiato i prodotti, ne ha divulgato la conoscenza, ma soprattutto ha disegnato la mappa.
Secondo William Blake “I savi vedono i contorni e perciò li disegnano”. Saper vedere i contorni, saper disegnare il mondo non è cosa semplice, significa saper cogliere le più piccole differenze.
Quali sono le parti del territorio che sono riportate sulla mappa? “Se il territorio fosse uniforme - dice Gregory Bateson - nulla verrebbe riportato sulla mappa se non i suoi confini, che sono i punti ove la sua uniformità cessa di contro ad una più vasta matrice. Ciò che si trasferisce sulla mappa, di fatto, è la differenza, si tratti di una differenza di quota, o di vegetazione, o di struttura demografica, o di superficie. Le differenze sono le cose che sono riportate sulla mappa.”
Anche le piccole differenze tra un vino ed un altro, tra una ricetta e la stessa del paese confinante. A lui non sono mai piaciuti gli eventi di massa, né la produzione industriale; ha amato la piccola vigna, il cru, diverso per luce, clima, per posizione, per arte dell’artigiano contadino, per uno sconosciuto caso. Non si sottovaluti questo fatto. Il suo rispetto per l’individuo, quasi ossessivo è il rispetto dell’identità, senza dogmi, senza retorici riferimenti. “La Patria è ciò che si conosce e si ama” amava ripetere negli ultimi tempi. La Patria è un fatto individuale, non si inventa dall’alto con rigidi confini. La Patria per lui è la t/Terra, meta parola a/traverso la quale, con i suoi amici, anarchici e non, aveva deciso di interpretare il mondo del vino e dei prodotti agricoli.

Tenendo presenti queste tre vie EV va avanti, anzi, più esattamente, VERONELLI EV va avanti.
Questo numero è stato quasi completamente programmato da Veronelli. Lo abbiamo lasciato intatto, seppur non equilibrato; abbiamo riempito le pagine mancanti con alcune testimonianze sulla sua morte che non hanno trovato posto nel numero precedente. Si tratta di saluti di amici, di amici importanti, importanti per quello che scrivono non solo per la posizione che occupano.
I temi sono i temi di Luigi Veronelli: i vitigni autoctoni, l’olio, le degustazioni, il territorio e il viaggio.
In parole povere, la civiltà contadina. Quella civiltà che è progresso, costante e lento; è troppo facile dire che bisogna guardare avanti e deridere chi guarda indietro; l’importante è guardare nella direzione in cui si vuole andare, con consapevolezza, in concreto, con i passi lenti degli scienziati ma con gli obiettivi chiari dei visionari.

Dal prossimo numero saremo senza rete, ma già da ora ci impegniamo a percorrere l’Italia minore. Le piccole DOC, i vitigni più ascosi, i paesi dimenticati. Basta con le autostrade che ci fanno conoscere soltanto il punto d’arrivo e la meta ovattandoci il percorso, comodo ovviamente, ma costellato di ripetuti e ripetibili cloni di fast food. Il nostro compito è aggiornare la mappa, perfezionare i dettagli, localizzare i servizi. Scrivere per i lettori, soltanto per loro, raccontando i suoi, nostri, contadini.
 
 
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