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Biodinamica si. Biodinamica no. Le reazioni

febbraio 11, 2013 by Gian Arturo Rota in Attualità, Miscellanea with 1 Comment

Ricevo, con piacere devo dire, commento dell’amico-collega Andrea Gabbrielli ai due post sulla biodinamica, con la mia intervista a Jacques Mell. Un’intervista, per quanto mi riguarda, conoscitiva, stimolata dalla singolarità, e dall’onestà intellettuale, del personaggio.
Andrea prende invece posizione, posizione critica ma circostanziata, quale quella di un giornalista serio, sempre entrato a fondo delle questioni con un approccio empiristico, ovvero che è sui dati della ricerca e del metodo scientifico, non sulle intuizioni, che si possono fondare le teorie.
Lo ringrazio molto del contributo e delle interessanti riflessioni che, mi auguro, portino il dibattito ad ulteriori sviluppi.
Gian Arturo Rota

Caro Arturo,

ho letto con interesse l’intervista un due parti di “Biodinamica sì, Biodinamica no”.
Molto brevemente  eccoti qualche mia “laica” considerazione in proposito.
Rudolf Steiner (1861-1925), fondatore dell’antroposofia, nel 1924 tenne un ciclo di conferenze intitolate “Impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura”, con il quale si posero le basi teorico-pratiche della biodinamica. Steiner nella sua vita non ha mai scritto nemmeno una riga sulla vitivinicoltura e tutte le sue affermazioni, e quelle dei suoi discepoli da sempre cozzano contro le conoscenze scientifiche di cui disponiamo.
D’altra parte le basi più profonde del pensiero steineriano andrebbero ricercate in un testo dal titolo illuminante,
“La scienza occulta nelle sue linee generali” (1925).

Insieme ad Attilio Scienza, qualche anno fa ho analizzato, seppur sinteticamente, i caposaldi di questa fantasiosa disciplina. Vale la pena di spiegare alcune cose di cui di solito i produttori biodinamici non parlano molto volentieri.
Per esempio il “cornoletame”, uno dei più noti preparati biodinamici insieme al “cornosilice”.
Si prepara riempiendo di letame un corno di vacca (obbligatoriamente di vacca, n.d.r.) che abbia figliato almeno una volta, interrandolo a 120 cm di profondità, dall’equinozio d’autunno (22-23 settembre) all’equinozio di primavera (20-21 marzo). Nicholas Joly, il noto produttore di vino, definisce  il corno di vacca come “
l’antenna dell’animale che riceve le forze cosmiche”.
Gli involucri prescritti da Steiner per i compost (achillea, camomilla, ortica, ecc.) variano tra la vescica di cervo maschio, intestino di vacca, teschio di animale domestico, ecc., mentre grande importanza viene riservata ai segni dello zodiaco e agli influssi astrali e planetari, a cui i testi biodinamici dedicano solitamente grande attenzione, anche in funzione del calendario delle semine (Maria Thun).

“Il fatto che la tradizione e la cosiddetta ‘saggezza popolare’ continuino a credere ciecamente in certi influssi esercitati dalla Luna dimostra una verità ben nota a chi si occupa di problematiche paranormali e affini: vi è sempre la tendenza a evidenziare i fatti che confermano certe credenze e aspettative e a tralasciare quelli che invece le smentiscono” (tratto da “La Luna tra scienza e mito”, di Silvano Fuso, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale (CICAP).
Ma ciò che colpisce è che questi aspetti (corna, teschi, intestini, forze cosmiche, influssi planetari, segni zodiacali e via continuando) non vengono mai menzionati quando si tratta di commentare un vino o in che modo vengono prodotte le uve.
“Personalmente” – scriveva Attilio Scienza – “non seguo gli insegnamenti di Steiner sulle forze cosmiche: trovo l’argomento nebuloso e senza riscontri scientifici, ma sono cresciuto nell’ammirazione della scuola filosofica di Kant ed ho delle serie difficoltà a credere ad oscuri influssi di forze cosmiche sui polifenoli e sugli aromi del Sangiovese”.
Tra tutti quelli che propongono un’agricoltura “alternativa”, Rudolf Steiner occupa un posto particolare perché è stato in grado di circondarsi
“di una scuola che è insieme setta religiosa e azienda editoriale, impegnata a sfruttare la credulità di quanti sono sedotti dall’idea di annullare le nozioni accumulate dalla conoscenza umana dal tempo di Eraclito”.
Chi scrive è Antonio Saltini (Accademia nazionale di agricoltura, Problemi dell’agricoltura italiana. Scenari Possibili vol. VII) sottolineando che poi alla fine il tentativo è di tornare indietro in un tempo in cui “
i maestri del sapere greco, latino e medievale immaginarono che i poteri degli astri determinassero tempi ed entità delle produzioni della terra”.

Il problema di fondo è che la biodinamica va trattata e considerata non con gli strumenti del metodo scientifico ma piuttosto con la acritica accettazione dei dogmi e delle pratiche esoteriche e cabalistiche di una religione.
Il fatto che generalmente la scienza venga considerata in modo negativo rende assai difficile spiegarne il valore.

Per questo è necessario fare chiarezza, soprattutto nei confronti dei consumatori meno accorti che spesso, anche a causa della scarsa dimestichezza con certe tematiche, sono attratti da prodotti che si attribuiscono doti e proprietà del tutto immaginarie.

Andrea Gabbrielli

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One Comment

  1. Marilenafeb 12, 2013 at 12:41Reply

    Gentile dottor Rota,
    Caro Andrea,

    Produco vino in Sicilia (Andrea lo sa) e da alcuni anni sto sperimentando in maniera assolutamente empirica alcune delle teorie sull’influenza delle forze cosmiche in vinificazione. Non tutte e non acriticamente, ma solo quando funzionali alle scelte che ho intrapreso in cantina.

    Lasciando pure da parte i corni di vacca e i dinamizzatori, sui quali non ho alcuna esperienza, vorrei raccontarvi brevemente cosa succede alle fermentazioni spontanee sulla base delle mie personali osservazioni.

    Dal 2010 ho iniziato ad utilizzare esclusivamente lieviti indigeni, che riproduco e seleziono ogni anno partendo dalle uve raccolte in prevendemmia, lasciate fermentare spontaneamente per giungere alla selezione di cuves che in seguito utilizzo per l’inoculo delle masse (quindi sia su uve che su mosti).
    Ho potuto osservare, in tutte e tre le vendemmie in cui – fino a questo momento – ho sperimentato, che le migliori fermentazioni si avviano spontaneamente soltanto in fase di luna nuova o crescente, raggiungendo una ottimale attività in pochissimi (2/3) giorni dalla raccolta e spremitura manuale delle uve, mentre in fase di luna calante le fermentazioni si avviano molto più lentamente e proseguono in modo molto più stentato, mostrando anche parametri di acidità volatile più elevati ed un corredo aromatico meno pulito.
    Inoltre, le fermentazioni così condotte non hanno mai mostrato alcun segno di arresto, e si sono sempre svolte in maniera corretta fino a secco.

    Per me, che non sono certamente una steineriana né un’animista, questi risultati sono stati inizialmente una sorpresa. Tuttavia, accetto il fatto che non tutto ciò che non riesco a spiegarmi o che non corrisponda ai risultati di una ricerca di laboratorio non esista.
    Credo che anche chi ci ha preceduti su questa terra abbia lungamente sperimentato prima di giungere a sintetizzare, nelle pratiche tradizionali, i risultati di osservazioni empiriche durate, magari, alcuni secoli.
    Non sono convinta che si tratti di voler acriticamente tornare indietro nel tempo rifiutando le scoperte scientifiche più recenti, ma solo che occorra accostarsi al – forse momentaneamente – inspiegabile con mente aperta.

    Grazie.

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