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Biodinamica si, biodinamica no. Parte prima

febbraio 4, 2013 by Gian Arturo Rota in Attualità, Miscellanea with 0 Comments

La scorsa estate ho partecipato all’incontro di presentazione della “nuova” azienda agricola Le Sincette (nuova nel nome e nella concezione, da che ha abbracciato in toto la pratica dell’agricoltura biodinamica e, anche per ciò, ha abbandonato l’originaria insegna Cascina la Pertica).
Ho così conosciuto Jacques Mell, uno dei “guru” della cultura biodinamica e consulente/consigliere dell’azienda di Ruggero Brunori e Andrea Salvetti.
Dalla conoscenza è scaturita un’intervista, lunga e approfondita, sulla storia, sulle istanze, sugli obiettivi di questa nuova forma di agricoltura.
Mells si è prestato a tutte le domande, anche alle più insidiose, non per convincere (avrebbe contraddetto uno dei principi della biodinamica: la libera scelta), ma per far conoscere e capire.
Lui l’ha avvicinata e studiata a partire dal 1977; negli anni ha acquisito tale e tanta esperienza da fondare, nel 1989, la prima azienda di consulenza specializzata in Francia, per la conversione delle aziende da convenzionali a “naturali”.

Proprio perché lunga pubblico l’intervista in due tranches.

D. Su quale principio si basa l’agricoltura biodinamica?
R. La terra è un organismo vivo, che nasce, si sviluppa (infanzia ed espansione) e invecchia. Quando invecchia ha necessità di ricevere nuove energie. E queste nuove energie si ricavano da preparati naturali specifici.

D. Chi ne è il punto di riferimento?
R. L’ideatore è lo scienziato-filosofo austriaco Rudolph Steiner. Nel 1924 ha tenuto un insieme di otto conferenze per illustrare le istanze di tale pratica.
Fondamentale. Ha dato le prime indicazioni sull’elaborazione di preparati (corno letame per le radici e silicio/quarzo per l’apparato fogliare, ad esempio) per la fertilizzazione naturale del terreno.

D. Ma nata contro l’agricoltura convenzionale?
R. No, no, per nulla contro. Steiner non si scaglia “contro” l’agricoltura chimica, bensì introduce un concetto nuovo di agricoltura giocato sull’interazione tra terra e cosmo.

D. E allora, cosa è un vino biodinamico?
R. Un vino ottenuto da uve il cui metodo di coltivazione è fondato sulla rigenerazione del suolo e quindi della pianta, con l’utilizzo di preparati naturali e in sintonia con le forze cosmiche originali (pianeti e stelle). La pianta (la vite) ha bisogno soprattutto di energia, non di “aiuti esterni artificiali”; questa energia la si ritrova nell’uva prima, poi nel vino.

D. In cosa si differenzia la biodinamica dalle altre pratiche?
R. Rispetta i cicli della natura.

D. Solo questo?
R. No, soprattutto nutre continuamente il suolo in modo naturale e contemporaneamente lo modifica, lo rende più vivo generando una biomassa più ricca e importante, capace, come dire, di risvegliarlo.

D. La cosiddetta dinamizzazione…
R. Si, intesa come “ritmo”, in una danza tra terra e cielo. Attenzione: la biodinamica si differenzia anche per la sua azione preventiva, ovvero i preparati servono anche per combattere, ritardare, la degenerazione (naturale) della pianta.

D. Dopo Steiner, le ricerche di Maria Thun
R. Maria Thun è la ricercatrice che ha condotto le migliori e più importanti ricerche lungo un periodo di 52 anni.
In particolare è colei che ha messo in evidenza il rapporto tra i quattro elementi costituenti della pianta – uva, foglia, fiore e frutto – e le costellazioni dello zodiaco. Fondamentale anche lei.

D. Le nazioni più sensibili?
R. Storicamente, i paesi germanici, se pensiamo al fatto che Steiner stesso è austriaco.
Il paese iniziatore è la Germania, poi l’Austria, la Svizzera tedesca ( il centro di ricerca più importante, il Goetheanum, è a Dorrnach, nei pressi di Basilea), i paesi nordici.

D. E nel mondo del vino?
R. La Francia, con capofila la Borgogna, però con esempi precedenti in Alsazia e nella Loira. Siamo nella seconda metà degli anni 80. Va detto che in Francia la pratica biodinamica riguarda sostanzialmente la produzione di vini.

D. Intende dire che…
R. … Che si pone, mi pongo, una grande domanda: la biodinamica adatta per la monocoltura?
E’ una domanda affascinante alla quale però, ora non so rispondere.

Gian Arturo Rota

La seconda parte verrà pubblicata il 5 febbraio

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