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Mulazzo e il Bancarel’vino

Sarebbero più o meno questi i giorni (anche se qualche edizione si è svolta nel mesi di luglio) di uno dei premi letterari più simpatici e credibili del nostro campo, il Bancarel’Vino, istituito nel 1983.
Non so, non si sa, se si terrà quest’anno. Mi piace ricordarlo, nell’augurio di veder realizzare anche la trentesima edizione, con l’articolo di Veronelli scritto per la sua rubrica Agrodolce sul Corriere della Sera, il 22 settembre 2012. (Gian Arturo Rota)

Di Lunigiana conosco meglio d’altri i segreti della vita materiale.
Merito di Fabio Morelli, ricercatore appassionato di salumi e di formaggi contadini e di sua moglie Bruna che cucinava – sospesa come un angelo – ai fornelli dell’osteria da Fabio.

Ci sono tornato per vino e libro.
Hanno affinità elettive (l’uno e l’altro – a chi li “legge” con attenzione – fanno racconti sempre diversi).
Personaggi, luoghi e vicende del divenire.

Proprio a Mulazzo, terra di Lunigiana, da cui partirono – con atto di coraggiosa intraprendenza – i primi librai ambulanti, si tiene da qualche anno il Bancarelvino, in giorni agostani. Ne sono stato ospite il 24.
Mulazzo ha lunga storia – vi dimorò, nel 1306, presso l’ospitale Franceschino Malaspina, Dante – e bellezza: il nucleo, appunto, dantesco, i tanti castelli dei borghi attorno (sbarrassero il passo, per l’esazione di balzelli e pedaggi) e gli stupendi panorami.
Quanto ai vini scrivevo in una mia Guida all’Italia Piacevole di fine anni ‘60: «… sia bianchi sia rossi di qualche rigore; si fanno armonici sino a cru i rossi in Càmpoli e Lusuolo, i bianchi in Cassana e Busàtica (qui uno Spumante, gusto rotondo, grana fitta e stoffa morbida, di immediato contadino incanto)».
Dopo il dibattito nella sala consiliare sul tema “Vino e Territorio” (il Sindaco Sandro Donati mi ha attribuito la cittadinanza onoraria), sono sceso nella piazzola mantica, adorna di banchi e bottiglie.

Ho fatto assaggi attorniato come la madonna pellegrina e ho capito l’affetto che mi portano i contadini.
Trionfo dei vitigni autoctoni. Negli anni a venire, avremo bottiglie autorevoli di gran fama a base di pòllera, durella, bracciola, salvatichella, merlarola, moron, crova, altri ancora.
Al banco dell’azienda agricola di Francesco Ruschi Noceti, pontremolese, mi sono inginocchiato – quasi fossi il principe Andrej Tchelistcheff – di fronte al bicchiere del Passito di Pòllera 1997. Una creatura aristocratica che assomma in sé lo spirito dei luoghi, la nobiltà della storia e la fatica vignaiola.

Last: se ci vieni, a Mulazzo, férmati poco fuori il casello di Pontremoli, alle 5 Stagioni, località Arpiola. Adua e Michele confezionano torte “d’erbi” da favola.

Luigi Veronelli

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