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Prezzi alti a Venezia: polemica vecchia, stantia

caffelavena
Non ho compreso il senso della polemica, diffusasi via facebook, per l’episodio accorso ai turisti romani che hanno speso – Caffè Lavena, piazza San Marco, Venezia – la cifra di 108€ per la consumazione di sei caffè, tre amari e l’ascolto della musica.
Non l’ho compreso perchè la polemica in sè – i prezzi altissimi a Venezia – è vecchia, stantia, persino abusata.
Di tanto in tanto, ahimè, l’uomo ha bisogno di rispolverare dei dejà vu, soprattutto se pruriginosi, per rinfuocare attacchi e/o scatenare moralismi, al di là di come i fatti si svolgono.

Mi risulta che i proprietari del Caffè Lavena rispettino, come legge impone, la norma sul listino dei prezzi.
Se ai turisti, come hanno dichiarato, “viene dato il listino nel quale sono indicati tutti i prezzi, compreso il supplemento per la musica’‘, perchè mai devono essere poi interpellati per dare spiegazioni?
Per me è assurdo siano stati costretti a difendersi, soprattutto dall’attacco per il supplemento appunto musicale, che non è, nè potrebbe essere, un gentile omaggio della Casa.

Piazza San Marco non è un luogo qualunque, è tra i più celebri al mondo, tra i più costosi per i gestori degli esercizi commerciali e, di conseguenza, per i turisti che decidono di sostare in essi.
Tutti sanno a priori – non raccontiamoci balle – che lì si spende molto, molto più del consueto, e che non si spende solo per ciò che si ordina e si consuma. Se non si vuole sgonfiare il portafoglio, o non correre il rischio, si va da un’altra parte.
Non credo per nulla, ma proprio per nulla, a una possibile ingenuità da parte di una sola delle persone che si recano in uno dei locali in San Marco. Non riuscirei a crederlo nemmeno se i clienti fossero dei ragazzini…

Invece, la questione ha per me serietà se la si esamina sotto l’aspetto immobiliare e del valore degli affitti; in questa sede è forse da rintracciare la vera speculazione. Tanto che non mi pare così fuori luogo, sul piano commerciale, la provocazione di Ernesto Pancin, segretario provinciale della Fipe (federazione dei pubblici esercizi):
“quel caffè per quanto mi riguarda sarebbe dovuto costare almeno 20 euro per i costi che hanno le nostre aziende.”

Gian Arturo Rota

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