Casa Veronelli

Luigi Veronelli

Per le città del vino. Il libro del genius loci

Quando gli amici dell’Associazione Città del Vino mi hanno proposto di curare l’edizione 1998 di Le Città del Vino, non ho detto subito si. Ero sorpreso.
Sappiamo – ciascuno sa – che ho le mie idee, espresse dal 1956 ad oggi senza mutare virgola.
È giusto, si deve, non ha nulla di biasimevole – anzi è un merito – mutar parere, nel corso degli anni quando si constata di aver sbagliato. Io mi sono accorto giorno via giorno, ora per ora, di minuto in minuto, di non aver sbagliato nulla, per quanto riguarda l’enologia della mia patria (la patria è ciò che si conosce e si capisce).
Idee purtroppo, non condivise dalle Autorità.

?Possibile che una Associazione che raccoglie – non tutte – tante e tante città in cui si producono vini, volesse affidarmi un incarico “politico”? ?Non ne sarebbero nate polemiche molte?
Ho chiesto la massima libertà di scrittura e detto, poi, di si.
Avrei cercato di cogliere, d’ogni Città, il cosiddetto genius loci. Lo avrei fatto a volte con puntuale riferimento ai vini, a volte no. Ci sono episodi, fatti, favole (fanfole, scriverebbe Fosco Maraini) che meglio esprimono il genio di un luogo, senza riferirsi ai vini. Ma proprio perchè meglio, meglio li comprendono.

Non sorprenderti lettore, del mio modo difficile di esporre. È per sottrarmi e sottrarti alle immaginate globalizzazioni.
Se avrai la pazienza – ce ne vuole molta – di leggermi, ogni riga, scoprirai – sino a convenire con me – essere la terra per gli umani, il reale imperativo categorico. La terra è compagna dell’umano sin dal bang degli inizi.
Uomo e terra immortali o mortali assieme.

Insisto sulla Terra. Perchè, come mai per tanti e tanti anni – sino a ier l’altro – ho invidiato gli amici di Francia per quel loro termine terroir (si pronuncia terruar)? Terruar pronunciano i gastronomi (sino a ieri ego quorum) e gli accreditano una plus-valenza, una specificità. Terroir quella terra ben individuata, bene individuabile, bene delimitata e fertile.
Il termine italiano territorio non ci piaceva e non ci piace, ci si arrotolava dentro meno bene; mancava qualche erre; peraltro entrato nell’uso: ad esempio, la cucina del territorio. Non lo è entrato – nell’uso, dico – per quanto riguarda il vino.
Sarebbe ridicolo dire il territorio dei Massaretti; tecnicamente perfetto dire il cru dei Massaretti. Ma, attenzione, è tecnicamente perfetto, anche dire, la terra dei Massaretti. Più ancora: dire la terra dei Massaretti è certo cru (terra e cru sono in questo caso sinonimi), ma è innegabile che terra lo definisce in modo più complesso e completo, più familiare e alla fin fine “storico”, da che trascina dentro dal primo momento della creazione, tutti gli avvenimenti.

Terra è come uomo, non vi sono termini – o alternativi o similari – migliorativi.

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  • Sulla patata di Martinengo
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  • Guida Vinibuoni d’Italia 2015. Dedicata a Veronelli
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