Casa Veronelli

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Mammaròssa: cucina che esprime i tratti distintivi d’Abruzzo

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Intanto, mi piace l’idea che il menu apra con l’indicazione della data e del numero di giorni trascorsi dall’apertura.
Mi piace perché ci leggo la metafora del richiamo all’impegno della quotidianità e della costruzione, appunto nella quotidianità, di sè e del proprio percorso.

Il locale è Mammaròssa (letterale: mamma grassa), il luogo Avezzano (L’Aquila), loro Franco (in cucina) e Daniela (in sala) Franciosi.

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Vi sono stato – duecentocinquantasettesimo giorno di sua vita – per la presentazione del mio libro (mio e di Nichi Stefi) su Gino Veronelli, condotta da Franco Santini (uno di quelli dell’Acquabona); serata vivace, ricca di interventi, resa lieta anche dalla conoscenza di Peppe Pantaleo, artista/disegnatore avezzanese, che ha dedicato a Gino una serie di 8 tavole (per ciascuna un tema: la cantina, la biblioteca, il linguaggio, le denominazioni comunali…).

Franco e Daniela sono persone solide (lui con la creatività e l’intemperanza dell’istintivo, lei con la praticità e la grazia della femminilità), hanno idee e le hanno chiare. Vogliono ad esempio, “esprimere i tratti distintivi dell’Appennino abruzzese, far vivere un territorio che, per quanto violentato dagli eventi storici e fisici del passato e del presente, mantiene orgogliosamente inalterate le sue straordinarie qualità.”
E sperano che si “possa vedere e percepire (il ristorante non ha ancora un anno, n.d.r.) l’impegno di chi, come Daniela e me, inizia un cammino difficile, con un fardello carico di messaggi, volontà e aspettative: il gradito fardello di raccontare una storia, la storia della nostra terra.”

Io, il racconto della loro terra, l’ho intravisto e avvertito, anche con qualche emozione, in particolare nei piatti:
- nell’onion surprise (cipolla arrosto con baccalà mantecato alle erbe spontanee, patate e zafferano di Navelli);
- nella transumanza (crocchetta di stracotto di Sopravvvissana con ricotta del Parco Nazionale e misticanza di campo. P.S. sulla ricotta: un velo, una schiuma; avrei abbracciato il produttore, fosse stato presente);
- nell’aglio, olio e… (spaghettoni con aglio orsino, peperoncino e pecorino di Scanno, monumentali e lievi a un tempo).

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Una cucina, a mio parere, di personalità e di pensiero.
Un racconto, il loro, ispirato anche – con un’ammirazione intima – a Gino e al suo concetto di terra:
una parola semplice, ma forse la più cara a Luigi Veronelli.

Gian Arturo Rota

Mammaròssa
via Garibaldi 388, Avezzano (AQ)
0863/33250 – book@mammarossa.it

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