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Alice. Un ristorante… delle meraviglie a Milano

gennaio 20, 2012 by Gian Arturo Rota in Il Ristorante, Rubriche with 0 Comments

 

Sei ragioni per chiamare Alice un ristorante:

  • 1, è nome di donna (per i quarantenni come me, anche un richiamo all’Alice cantautrice esplosa fine anni 70/primi 80: sensuale, brava, voce intensa); 2, è nome d’un pesce (conosciuto più come acciuga, vero, ma alice ha più “nobiltà”); 3, fa rima con fantasia (come non pensare al disneyano cartoon Alice nel paese delle meraviglie e alla protagonista sognatrice?); 4, dà titolo ad una celebre canzone folk di Arlo Guthrie, Alices’Restaurant, da cui Arthur Penn ha realizzato un altrettanto celebre film sulla vita hippy, nel 1969 (ma io non l’ho visto, ne conosco solo gli echi); 5, è nome di un canale televisivo dedicato alla gastronomia; 6, è nome del servizio adsl di Telecom.

Queste associazioni non sono mie, bensì di Viviana Varese, la simpatica e loquace chef d’origini amalfitane (famiglia di ristoratori); le ha fatte nella chiacchierata post cena e mi hanno chiarito, ancor più della cena stessa (attenzione: ho mangiato piatti tra il buono e il buonissimo) cosa è il ristorante Alice. Tant’è, alle sue associazioni le mie interpretazioni:

  • 1, è condotto da donne (oltre a Viviana, Sandra Ciciriello, sommelière, e Deborah Napolitano, l’architetto progettista: locale, moderno, essenziale ma non freddo); 2, il menu è quasi del tutto di pesce; 3, a: le donne, anche le più concrete, hanno in sé la dimensione romantica del sogno; b: la creatività (devo dire d’intelligente misura) della cucina; 4, un approccio (tecnicamente: accoglienza e servizio) dentro le regole ma fuori dalle convenzioni; 5, i media – carta stampata, radio, televisione, internet – fanno ormai “incetta” di gastronomia; 6, la cucina è anche (non necessariamente, d’accordo) conoscenza e uso delle nuove tecniche o tecnologie.

Piatti: composizione di crudo (interessanti suggestioni organolettico-cromatiche, però… servito “nature”, a mio avviso non ha paragoni); totanetti ripieni su crema di asparagi (una di quelle preparazioni, parafraso un celebre slogan pubblicitario, gustose che più gustose non si può); orecchiette con vongole veraci, cime di rapa e carpaccio di cappesante (la mediterraneità!); branzino di mare con pelle croccante e piccola tartare su acqua di sedano (elegante, signorile, ma si può dire così di un piatto?); la parata dei dolci, compresi i fruttini gelato della gelateria Matteo di Lancusi, e della piccola pasticceria.

Postilla: i genitori di Sandra e Sandra stessa sono pescivendoli (lei lavora in pescheria la mattina, al ristorante c’è la sera, a pranzo la sostituisce la sorella), il ristorante è il primo “cliente”, puoi immaginare che materia prima.

Postilla II: ascoltare Viviana mentre parla di sé e del suo lavoro lascia “disarmati”, per la serenità con cui dice di affrontare le tante ore d’impegno, anche se confida quasi a scusarsi – e viene a galla tutta la sua umanità – “prima delle 6,30 non riesco a svegliarmi”.

 

Via Adige 9, Milano, tel. 02/5462930
aliceristorante@aliceristorante.it
chiuso domenica.

 

 

 

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