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Vietato Vietare. 13 ricette per vari disgusti
Veronelli si è divertito a raccogliere, con lo spirito provocatorio sempre presente in lui, alcune ricette (autentiche) che, pur considerate leccornie in alcuni paesi, assumono carattere disgustoso per altri.
Ad esempio: topi con il riso di Valencia, il ragù di dromedario, gli involtini di bruco al cartoccio, lo spezzatino di scimmia, l’”hutspot” a base di gatto, tra le altre.
L’intento del libretto è di scardinare il concetto di proibizione in ambito alimentare.
L’antropologia ha registrato numerosi divieti in fatto di cibo, tentando di spiegarli sulla base di determinate norme igieniche, dietetiche, ecologiche, religiose, tramite tabù totemici, privilegi sociali, etc., ma ciò che appare chiaro è l’arbitrarietà di queste proibizioni, che mutano secondo luogo, cultura e tempo, tanto che neanche il forte tabù della carne umana ha valore universale (come ricorda Veronelli stesso nella sua introduzione).
La considerazione che ne consegue (e su cui Veronelli spinge a riflettere) è che i divieti in ambito culinario sono associati alla volontà di mortificare, costringere e imbrigliare il piacere del corpo, di negargli libertà.
La postfazione di Andrea Perin aggiorna il discorso dei nostri gusti e disgusti in piena globalizzazione (anche alimentare), e conferma quanto questi siano mutevoli e condizionati dal tempo e dal luogo in cui viviamo.
Ciò che faceva orrore ieri, ora è spesso diventato buono, mentre magari domani sarà banale e scontato.
Allo stesso modo, nuovi disgusti sono entrati nella civiltà occidentale (basti pensare al rifiuto della carne nei numerosi vegetariani, o al disgusto verso quanto è grasso in una società dove la magrezza è sempre più sinonimo di bellezza).
Vietato vietare
Di Luigi Veronelli
Elèuthera, Milano 2007, € 9
www.eleuthera.it
Tagged antripologia, cucina, disgusto, globalizzazione, involtini, ragù, ricette, spezzatino, vegetariani, vietare
































